Orvieto – 22 settembre 2017 – C’è un pezzo della riforma P.A. targata Madia che è sopravvissuta alla scure della Corte Costituzionale che ha affondato gran parte delle rivoluzioni copernicane annunciate dal precedente governo, tuttavia anche la parte superstite ha subito delle modifiche: la riforma delle società partecipate pubbliche.
A noi la cosa riguarda perchè il Consorzio Crescendo è tuttora una partecipata comunale, di quelle che poi i giornali hanno descritto a più riprese come carrozzoni dalla performance pessima, addirittura al punto di entrare nella top ten delle 10 peggiori società a partecipazione pubblica d’Italia secondo le pagine economiche de “La Repubblica”.
Con la nuova disciplina del Decreto che ha modificato il TUSP (Testo Unico delle Società a partecipazione pubblica), c’è in capo al Comune la ricognizione sullo stato di enti come questo per individuare quelle che devono essere liquidate seguendo specifiche procedure. Tale ricognizione deve poi passare per una delibera di Consiglio comunale che approvi entro il 30 Settembre 2017. Tuttavia non essendo stato convocato il Consiglio e trasmesse le dovute informazioni in modo da poter produrre emendamenti e poter votare avendo contezza dei numeri sono necessari i 7 giorni di anticipo, quindi si sarebbe dovuto convocare entro questo venerdì per poter presentare la delibera entro il termine previsto dalla legge ovvero il 30. Dobbiamo quindi dedurre che l’obbligatoria delibera sulla ricognizione slitterà a ottobre, sempre non intervenga il Prefetto, e mettendoci a rischio di gravi conseguenze. Nel caso di specie le conseguenze per l’inadempimento sono previste nell’ art. 24 comma 5 del Testo Unico che recita testualmente “In caso di mancata adozione dell’atto ricognitivo ovvero di mancata alienazione entro i termini previsti dal comma 4, il socio pubblico non può esercitare i diritti sociali nei confronti della società e, salvo in ogni caso il potere di alienare la partecipazione, la medesima è liquidata in denaro in base ai criteri stabiliti dal codice civile.”. Cioè si perdono i diritti di socio e in caso si voglia vendere la propria quota si è tenuti a farlo al valore proporzionale del patrimonio sociale risultante dal bilancio dell’ultimo esercizio; non propriamente un affare per gli orvietani.
«Giova ricordare che non rispettare una scadenza di Legge è già di per sè un sintomo di una amministrazione in difficoltà, ciò al netto del rischio di incorrere in ulteriori conseguenze. Detto questo è davvero singolare che la questione Crescendo sia coperta da una cappa di silenzio e che il Consiglio comunale non sia tenuto informato ed aggiornato circa dell’andamento della messa in liquidazione del consorzio per il quale c’era anche la ferma presa di posizione del presidente Renzacci di SviluppoUmbria che ha chiesto agli ex amministratori di nomina politica di contribuire economicamente al risanamento dei conti coprendo le passività accumulate sotto la loro gestione nella quale spiccano alcune vicende amministrative, come l’indebitamento per l’acquisto di pannelli solari che invece di essere usati per garantire gli introiti attraverso la messa in opera della produzione elettrica furono rivenduti, che meritano un chiarimento. Perdendo i diritti di socio, cosa che rischiamo seriamente a causa del mancato rispetto delle scadenze, perdiamo anche la legittimazione attiva a chiedere risarcimenti a nostra volta od ad avere voce. Sarebbe un danno importante in termini di potenzialità e non si può neppure escludre che anche la Corte dei conti possa fare rilievi e censurare l’operato della Giunta Germani in mancanza della dovuta diligenza nella gestione di questa delicata vicenda. Se l’Amministrazione lo reputasse necessario potrebbe ancora convocare d’urgenza il Consiglio entro il 30, anche se mancherebbero i tempi per studiare le carte e per avere un’approvazione senza censure. E’ una decisione che sta a loro se condannare senza appello i cittadini orvietani ad ogni scelta che faranno altri sulle quote del Consorzio in liquidazione perdendo i diritti dei soci, ma non i doveri, oppure se essere alla guida dell’operazione che per quanto dolorosa potrebbe ridurre i costi cittadini. Certo è solo il fatto che non avremo la generosità di trovare scusanti a questa Amministrazione nel caso si venisse espropriati dei nostri diritti per la mancanza di un visto su di un atto ricognitivo motivato come quello previsto dal decreto Madia come modificato il 16 giugno 2016. Confido ancora nel senso di responsabilità dei dirigenti ed amministratori cittadini che non espongano a rischi o reputino in forza dei processi liquidatori del Crescendo anche perchè la legge Madia stabilisce criteri vincolanti che impongono la deliberazione del Consiglio comunale e che il Consiglio non ha mai mancato la presenza e la disponibilità nei confronti dell’Amministrazione in spirito di leale collaborazione, mentre il contrario purtroppo non accade e vengono lasciate divenire lettera morta tante delibere consiliari. Proprio per questo esortiamo l’Amministrazione ad agire nei tempi previsti e nel rispetto dei ruoli, ognuno secondo la propria responsabilità. Aggiungo, ove non fosse chiaro, che quanto detto vale per tutte le società partecipate, potenzialmente anche per la TeMa e Centro Studi città di Orvieto per capirci, e per le quali si potrebbe essere nel pericolo di perdere i diritti del socio in mancanza del coinvolgimento del Consiglio e questo al netto degli atti di Giunta, relativi al bilancio consolidato, dove il Comune si auto assolveva in anticipo da questi doveri. »
fonte: Lucia Vergaglia, M5S Orvieto