RADIO.IL DEFAULT DELLE EMITTENTI LOCALI.QUANDO VINCE GOLIA, PER COLPA DI DAVIDE.

RADIO.IL DEFAULT DELLE EMITTENTI LOCALI.QUANDO VINCE GOLIA, PER COLPA DI DAVIDE.

3 Ottobre 2017 0 Di Orvieto Notizie

Gli editori sul banco degli imputati trascinano un po’ tutti: stato assente, network cannibali, speaker poco avvezzi al sacrificio, giornalisti troppo esosi, agenti pubblicitari non all’altezza, tecnici approssimativi.
La difesa degli imputati, ovviamente, addossa ogni responsabilità alla proprietà, accusata di ingerenze in ogni settore e miopia negli investimenti.
Ma prima di trovare colpevoli ed emettere condanne definitive è sempre meglio riflettere sulle ragioni degli uni e degli altri e rendersi conto che, come spesso capita, la verità sta nel mezzo.
Sicuramente un peso che grava sulle spalle di tutti è stato l’errore di voler battere le radio nazionali sul loro territorio, pur non avendone minimamente i mezzi. Un po’ come voler sconfiggere il Barcellona puntando sul possesso palla.
E quindi sin dagli anni ’90 tutti a comprare processori audio costosissimi, regie automatiche di ultima generazione e il microfono uguale a quello usato da Albertino.
Poco importava se alla fine di tutte queste spese non restava più nulla per pagare il personale; però il suono era molto simile a quello di Radio Dee Jay (senza considerare che molte orecchie comuni non sono in grado di distinguere esattamente le varie sfumature di un audio).
Poi, però, gli ascoltatori, nella propria radio cittadina, notavano programmi raffazzonati o l’improvvisa scomparsa di tutte le voci in onda sostituite dal computer, praticamente un naufragio annunciato. Individuare quali fossero esattamente le necessità tecniche ed evitare i lussi non gestibili avrebbe aiutato a incanalare le spese nella giusta direzione.
Le mire espansionistiche che spingevano per l’acquisto di frequenze spesso inutili, in ogni caso non permettevano di avere una copertura equiparabile ai grandi in possesso di un budget illimitato.
Nell’ambito della raccolta pubblicitaria i network, impediti dall’ordinamento di specie a splittare i comunicati commerciali, non hanno mai costituito concorrenza, ma hanno fatto perdere ugualmente appetibilità ai più piccoli fagocitando ascoltatori.
Conseguentemente, le aziende hanno preferito investire su cartellonistica, giornali e web.
Per molte emittenti locali l’aver raggiunto province vicine, acquisendo pochissimi nuovi utenti e ancor meno fatturato senza essere strutturate per entrare realmente in nuove città con la giusta organizzazione, alla fine si è rivelato un boomerang: tantissime spese e zero riscontri.

fonte: www.newslinet.it

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