UN ANNO FA CI HA LASCIATO ROBERTO MINERVINI

UN ANNO FA CI HA LASCIATO ROBERTO MINERVINI

2 Gennaio 2018 0 Di Orvieto Notizie
Un anno fa ha abbandonato questo mondo Roberto Minervini, mio marito. Troppo presto. Quel fastidio allo stomaco era in realtà l’ultimo segnale di una malattia con cui ha sperato fino all’ultimo di poter battagliare. Il mio sarà un ricordo personale e mi piace iniziare con le parole di Karen Blixen nel film “La mia Africa” in ricordo del suo compagno che come Roberto è un essere libero, geloso della propria indipendenza, che appartiene solo a sé stesso e non vuole per sé una vita imposta dagli altri. «… L’anima di Denys… ci ha portato tanta gioia, e noi l’abbiamo tanto amato. Non è mai stato nostro, non è mai stato mio».
Ci eravamo incontrati nel luglio del 1970 a Piazza Navona dove lui vendeva foto su Roma e personaggi vari, sue e di un suo amico, per finanziare un viaggio in India con la Dyane 4 appena ordinata. Poi l’auto arrivò in ritardo, l’amico si iscrisse a Sociologia a Trento e il viaggio saltò. Non fu un colpo di fulmine, ma tra le tante foto scelsi un gruppo di 3 foto che raffiguravano due barboni (un uomo ed una donna seduti su una panchina che si scambiavano un fiasco di vino) le aveva scattate lui e forse era un segno… Mi colpì questo ragazzo entusiasta di quello che faceva e con la capacità di parlare con la stessa semplicità con tutti. Amante della natura, da piccolo quando tutti facevano la raccolta delle figurine dei calciatori, lui faceva quella degli animali. Appassionato del mare e della pesca fin da piccolo quando trascorreva quattro mesi al mare e a furia di stare con la testa in acqua per pescare diventava biondo, lui così scuro e mediterraneo. Si laureò poi in Biologia nel 1976 con 110/lode ed una tesi su eco-etologia del luccio del Lago di Piediluco. Assiduo frequentatore dello Stabilimento Ittiogenico di Roma e del Laboratorio Centrale di Idrobiologia, entrambi del vecchio Ministero dell’Agricoltura, si specializzò nell’idrobiologia sia d’acqua dolce che marina nei cui ambiti ha svolto consulenze un Italia e varie parti del mondo. Dal 2002 diventa docente, in alcune Università italiane, nei settori dell’idrobiologia e dell’acquacoltura. Costituì nel 1978 una Cooperativa di Pesca e Acquacoltura, i cui soci erano tutti biologi, che operò in Italia e all’estero. Entusiasta del suo lavoro, sia che si trattasse di andare in luoghi lontani: Africa, America Latina, Est Europeo, che di progettare nuove forme di acquacoltura o pesca in Italia. Per 19 anni ha gestito la vallicoltura del Lago di Sabaudia(Latina). Dal 1983 al 1988 ha avviato e gestito il Centro Ittiogenico del
Trasimeno. Dal 1990 avevamo cominciato a lavorare insieme ad alcuni progetti: un progetto di pesca in Libia, un ristorante di pesce a Roma, Latera. Poi nel 2000 con alcuni soci in cooperativa, avevano preso in affitto cinquemila metri quadri delle Serre di Latera (Viterbo) che dovevano sfruttare l’acqua calda in uscita dalla centrale geotermica, con l’idea di mettere in piedi un allevamento di pesci destinati agli acquari e un vivaio di piante ornamentali. Ma era finita molto male e forse quella batosta lo aveva colpito molto più di quello che voleva far vedere. Alla sua morte è stato bello vedere che i ricordi di colleghi o amici avevano tutti dei tratti in comune: un uomo gentile, elegante, colto mai arrogante, la sua voce sempre rassicurante e i suoi toni sempre pacati. Abbiamo trascorso insieme 45 anni, tranne qualche breve periodo di lontananza all’inizio durante i quali non mi sono mai annoiata. C’era sempre un progetto da fare insieme.
fonte: Amelia Belli Minervini
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