RADIO.QUANDO IMPERVERSAVA LA MODA DEGLI ADESIVI ED AVERE QUELLO DELL’EMITTENTE PREFERITA SUL LUNOTTO DELL’AUTO ERA UN MUST.
25 Agosto 201819 agosto 2018 – Sembra davvero una storia incredibile da raccontare alle nuove generazioni, ma negli anni ’80 in ogni città erano tantissime le automobili che sfoggiavano in bella mostra sul lunotto gli adesivi delle radio locali dell’epoca e, ancora di più, le vespe ricoperte in ogni angolo di questi coloratissimi sticker.
Ascoltatori che sentivano l’esigenza irrefrenabile di ”marchiare” il proprio mezzo di trasporto con il logo dell’emittente preferita, anche se spesso quegli adesivi non erano certo capolavori di grafica o elaborate congetture artistiche, quanto semplici scritte che riportavano nome, frequenza, telefono indirizzo e in qualche raro caso anche il claim, ove esistesse. Ma capitava davvero di vederli ovunque, di frequente anche sui vetri, sugli specchi e sugli armadi delle camerette dei teenager del periodo che facevano a gara per tappezzarle con le radio più in voga del momento.Quella agli adesivi era un’autentica caccia al feticcio che suona davvero atipica in un’era in cui appare logico tatuarsi la pelle con disegni e scritte praticamente indelebili, ma a nessuno viene più in mente di violare la propria automobile con un qualsiasi sticker.
Per dare un’idea di quanto fosse significativa l’onda d’urto di questa moda riportiamo la dichiarazione di Carlo Mantovani, il più grande produttore di adesivi delle radio libere lombarde in tutti gli anni ’70 e ’80 che, così come raccontato in uno degli articoli del nostro giornale dedicati alla storia della radiotelevisione italiana, dichiarava: ”Facevo tutt’altre cose quando cominciai ad interessarmi dell’eventualità di stampare adesivi. Con le radio nessuno ci voleva lavorare: non c’era fiducia ed era poca cosa. C’era solo Radio Milano International che faceva ordini di un certo interesse, ma erano comunque commesse da 1.000 pezzi alla volta. La svolta l’ho avuta incontrando New Radio Corporation: c’erano Chicco Grecchi e Mario Rasini e fece scalpore il loro ordine di “ben” 5.000 pezzi” (Millecanali 230/1994). Ma capitava davvero di vederli ovunque, di frequente anche sui vetri, sugli specchi e sugli armadi delle camerette dei teenager del periodo che facevano a gara per tappezzarle con le radio più in voga del momento.Quella agli adesivi era un’autentica caccia al feticcio che suona davvero atipica in un’era in cui appare logico tatuarsi la pelle con disegni e scritte praticamente indelebili, ma a nessuno viene più in mente di violare la propria automobile con un qualsiasi sticker.
Per dare un’idea di quanto fosse significativa l’onda d’urto di questa moda riportiamo la dichiarazione di Carlo Mantovani, il più grande produttore di adesivi delle radio libere lombarde in tutti gli anni ’70 e ’80 che, così come raccontato in uno degli articoli del nostro giornale dedicati alla storia della radiotelevisione italiana, dichiarava: ”Facevo tutt’altre cose quando cominciai ad interessarmi dell’eventualità di stampare adesivi. Con le radio nessuno ci voleva lavorare: non c’era fiducia ed era poca cosa. C’era solo Radio Milano International che faceva ordini di un certo interesse, ma erano comunque commesse da 1.000 pezzi alla volta. La svolta l’ho avuta incontrando New Radio Corporation: c’erano Chicco Grecchi e Mario Rasini e fece scalpore il loro ordine di “ben” 5.000 pezzi” (Millecanali 230/1994).
E risulta davvero difficile ipotizzare che oggi qualche editore abbia voglia di investire le già ben poche risorse destinate all’autopromozione in questa direzione per produrre materiale destinato a non suscitare alcun interesse, infatti quale automobilista ne farebbe uso?
Difficile stabilire con esattezza quando sia finita, ma possiamo affermare con malinconica certezza che siano sicuramente scomparsi una moda e uno spaccato di vita, ben nascosto nelle pieghe dei nostri ricordi; conserveremo con affettuosa cura quelle lettere che arrivavano un po’ in tutte le radio con la richiesta di ricevere gli adesivi e che contenevano all’interno anche la busta pre affrancata per l’invio del prezioso feticcio.
Oggi che purtroppo le uniche lettere che si rischiano di ricevere sono quelle non proprio gradite dell’Agenzia delle Entrate, ricordiamo con affetto quegli anni in cui ci si arrampicava sui pali della luce per marcare il territorio con il simbolo della propria radio, possibilmente più in alto di quella concorrente, e spesso in ”simpatico sfregio” anche sovrapponendo il proprio adesivo a quello altrui.
fonte: www.newslinet.it



