OLIMPIERI: “SULLA QUESTIONE DISCARICA COSTRUIAMO UN NUOVO CIVISMO IDENTITARIO”
29 Marzo 2016
La grande e diffusa contrarietà all’ampliamento della discarica sta producendo un nuovo “civismo identitario” che supera le vecchie logiche partitocratiche e gli ormai logori schematismi ideologici; dal basso sta emergendo la necessità di riscoprire un “idem sentire”, una ricerca alla sovranità ed all’autodeterminazione, per superare quel vassallaggio che, in questi decenni di regionalismo antistorico, ha contribuito all’impoverimento ed alla marginalizzazione del nostro territorio. Come conseguenza (inaspettata e positiva), si è innescato un virtuoso processo metapolitico che mette al centro la riscoperta dell’appartenenza – con tutto quello che di profondo rappresenta – come elemento aggregatore e come punto di riferimento per superare le imposizioni che calano dall’alto e che sono dettate dalle burocrazie, dai poteri forti e da un sistema autoreferenziale e dirigista. Quando un popolo si rende conto di essere stato sfruttato e di non avere più futuro, cerca in tutti i modi di ritrovarsi e di costruire una “trincea” fondata su valori e principi condivisi, che il “sistema“ di potere può aver sbiadito, ma non certo cancellato. A differenza di ciò che accadeva nei lustri passati, oggi sta maturando una nuova consapevolezza che, scevra da condizionamenti ed imposizioni, può diventare il viatico per rigenerare una comunità che – se riesce a coglierne concretamente la possibilità – ha tutte le carte in regola per diventare libera e forte: questo nuovo processo “rivoluzionario” (nel senso etimologico del termine) si inquadra plasticamente nel fatto che la difesa della nostra terra, del nostro passato e, soprattutto, del nostro futuro vede in prima linea anche molte articolazioni sociali ed economiche che in passato erano rimaste abbastanza silenti ed in alcuni casi anche molto accondiscendenti. La contrarietà all’ampliamento della discarica può essere il detonatore per tornare ad alzare le bandiere della coesione, dei legami comunitari e della difesa della nostra identità. Dall’altra parte della “trincea” ci sono sempre gli stessi: sono coloro che vogliono continuare a svendere, a sfruttare, a depauperare e ad impoverire le nostra realtà territoriale, al solo fine di perpetuare un “sistema di potere” fondato sulla tutela ed il rafforzamento delle rendite di posizione. Ma ormai il tempo di subire passivamente è ormai tramontato, così come è ormai tramontata quella sorta di accondiscendenza e di sudditanza al potere politico centralista che per troppo tempo ha imposto dall’alto decisioni prese sulla pelle della comunità orvietana. Per essere protagonisti del presente, e per costruire un dignitoso futuro per le giovani generazioni, abbiamo tutti il dovere di risvegliare le coscienze (in primis la nostra!) e di farlo senza tatticismi e preconcetti. Spetta alla gente di Orvieto – e a nessun altro – rimettersi in cammino. La questione discarica è una sfida che va al di là della discarica stessa: abbiamo su un piatto d’argento la possibilità di affrancarci da quel “sistema di potere” che negli ultimi decenni ci ha usati e sfruttati, così come, attraverso la riscoperta di un ritrovato senso di appartenenza, abbiamo la possibilità di tornare ad essere liberi a casa nostra. Quello che stiamo vivendo ci mette davanti ad una grande sfida: giochiamola con passione, lungimiranza ed intelligenza per cercare di disegnare un “nuovo domani”, che fondi le proprie radici su un ritrovato “civismo identitario” e che possa affrontare e superare le contraddizioni del nostro tempo.
Stefano Olimpieri, Capo Gruppo IDENTITA’ e TERRITORIO



