APPELLO AL PARLAMENTO ITALIANO E AL GOVERNO PER LA VITA O LA MORTE DELLE RADIO E TV LOCALI
18 Marzo 2020Roma – Il corona virus è molto più pericoloso delle tante epidemie dell’ultimo secolo per i danni che crea non solo alla salute dell’uomo, ma colpisce profondamente l’organizzazione delle famiglie, del lavoro, dello Stato le cui ricadute possono essere fatali anche per ammalarsi di depressione che porta alla asocialità con l’ulteriore gravissimo danno per la convivenza civile e democratica. IlPatto di Azione sottoscritto tra l’associazione delle emittenti locali REA – Radiotelevisioni Europee Associate/ConfLavoro e LiberSind/ConfSal intendono prevenire anzitempo tali conseguenze.
Lo Stato, le famiglie, tutti noi ci stiamo coscientemente indebitando per vincere la battaglia della pandemia da corona virus e ce la faremo. Le forze politiche tutte, il Parlamento, Il Governo hanno sentito l’obbligo morale di unirsi nella battaglia salvo qualche isolato gruppo lobbistico, che vede nelle risorse reperite dal Governo con tanto sacrificio, come un Assalto alla Diligenza.
Nel settore radiotelevisivo locale, vergognosa è la richiesta fatta al Governo dalla lobby confindustriale della comunicazione di stanziare altri 80 milioni di euro da aggiungere a quelli già previsti, da ripartire esclusivamente secondo i parametri previsti dal DPR 146/17. Vale a dire ripartire ingenti somme prevalentemente a emittenti televisive di cordata (meno di 100) lasciando fuori dal beneficio le 800 rimanenti radio e televisive locali che in questo momento di azzeramento della pubblicità saranno condannate a morte sicura.
Le sottoscritte organizzazioni hanno già fatto presente la questione al Presidente del Consiglio e ai Ministri del Lavoro e del Mise, ma non vorremmo che approfittando della confusione, gli ignobili lobbisti, come i pistoleri del Far West, riuscissero a svaligiare la diligenza assassinando i passeggeri per salvare i loro amici. Per dire che REA/ConfLavoro e LiberSind/ConfSal, si augurano che il Governo mantenga l’impegno assunto davanti al Paese di “…non lasciare un solo cittadino senza lavoro” di fronte a una sciagura distruttiva quanto una guerra mondiale.
Nel giro di poche ore le città si sono desertificate, la vita sociale e lavorativa è stata giustamente sospesa fino a nuove disposizioni per evitare la contaminazione a catena del virus, famiglie e singoli cittadini hanno civilmente accettato il forzoso isolamento. Stando a casa l’unico contatto è divenuto l’ascolto della radio e tv che, minuto per minuto, come in stato di guerra, ci danno istruzioni e comportamenti per vincere la battaglia corona virus. In tale contesto, l’emittenza locale, svolge un ruolo fondamentale di capillare di pubblica utilità fino all’ultimo miglio del Paese.
Pertanto nessuna emittente deve chiudere per l’azzeramento della pubblicità com’è accaduto in solo 48 ore per la fermata forzata della vita produttiva del Paese. Nessun dipendente deve essere licenziato per mancanza di proventi. Nessun dipendente deve rimanere senza paga a fine marzo e mesi seguenti . Il Governo è invitato a ripartire le risorse disponibili in proporzione alla forza lavoro delle imprese e alle spese di esercizio necessarie per mantenere attive quelle attività indispensabili per vincere la battaglia contro il corona virus e la buona comunicazione delle emittenti locali è una di quelle. Pertanto le sottoscritte organizzazioni REA/ConfLasvoro e LiberSind/Confsal fanno
APPELLO AL PARLAMENTO E AL GOVERNO
affinché vengano immediatamente attuate le seguenti proposte:
- Prevedere, per tutte le imprese radiotelevisive locali, la erogazione di un contributo a fondo perduto pari al 90% delle spese iscritte nell’ultimo bilancio o nelle dichiarazioni dei redditi 2019 in modo da poter serenamente far fronte alle spese correnti per tutto il 2020 come paghe e stipendi, contributi di legge, spese di esercizio e affitti. La spesa prevedibile è di 150 milioni di euro da iscrivere a carico del Bilancio dello Stato.
- Modificazione del DPR 146/17 nel riparto del fondo per le televisioni locali : 1) abrogando lo scalone dei primi 100 in modo da assegnare il contributo, a tutte le emittenti in graduatoria, senza distinzione, in modo proporzionale alla forza lavoro impiegata; 2) innalzando dal 5% al 20% la quota di riparto per le tv comunitarie; 3) innalzando dal 15 % al 30% la quota assegnata alle radio in considerazione delle ingenti spese che dovranno affrontare per l’attuazione del DAB+
fonte: LiberSind – ConfSal REA – ConfLavoro



