25 APRILE – 1° MAGGIO 2023 : DEMOCRAZIA, DIRITTI E DOVERI
1 Maggio 2023 0 Di Orvieto NotizieNon può esserci democrazia compiuta senza diritti e nemmeno senza doveri. Lo dice la nostra Costituzione repubblicana, un carta di valore universale nata dal superamento del regime fascista che tanti lutti e danni materiali e morali portò al popolo italiano. Dopo tanti soprusi e dolore, non dimentichiamo l’ultima sciagurata guerra che – con buona pace dei sedicenti patrioti dell’ultima ora – mutilò il territorio nazionale e provocò la tragedia degli italiani dell’estremo nordest. Mentre tra pochi giorni si festeggerà il 1° Maggio, una festa internazionale di tutti i lavoratori che celebra l’anniversario del massacro di Haymarket avvenuto il 1° maggio del 1886 a Chicago durante lo sciopero generale indetto per l’ottenimento di migliori e più umane condizioni di lavoro, la nostra attenzione deve concentrarsi sui diritti e sui doveri, singoli e collettivi. Diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, all’acqua, all’ambiente, ai beni comuni. Diritti di cittadinanza, diritti di genere, diritti umani, diritto alla vita… in assoluto e nei luoghi di lavoro: tocca urgentemente fermare la “strage degli innocenti” , con una media di più di tre incidenti mortali sul lavoro al giorno. Tra i doveri istituzionali del nostro Stato deve andare in priorità la costruzione di una nuova cultura della sicurezza, il controllo in cantiere, nei campi, in tutti i luoghi di lavoro, per garantire il rispetto puntuale delle norme e delle regolamentazioni di sicurezza vigenti.
I doveri del cittadino in democrazia presuppongono doveri civili e di partecipazione attiva alla società e alle istituzioni. Diritti e doveri che non solo non vanno dimenticati, ma che in tempi di “distrazione di massa” sono da promuovere quotidianamente, per rinnovare in permanenza il valore della libertà a contrasto con l’oscuro baratro della tirannia e della violenza. L’Anpi a mezzo di donne e uomini è da sempre in prima fila in questo compito di difesa democratica a 360°.
I diritti dei lavoratori, tutti i lavoratori – pubblici e privati, le partite Iva, i diversamente abili, gli interinali, gli atipici, gli stagionali, i lavoratori a contratto e altri – si garantiscono come prevede la Costituzione difendendo la dignità del lavoro, la salubrità e sicurezza dei luoghi di lavoro, un equa retribuzione. Nuove professionalità devono essere favorite dal diritto all’istruzione per tutti (sempre più a rischio nel nostro paese che vive un crescente abbandono scolastico), dalla riforma della formazione professionale per la creazione e il riconoscimento delle competenze, da nuovi investimenti strutturali per l’accesso alle nuove professioni sull’esempio di altri paesi a noi vicini, da una riforma fiscale più equa e orientata al lavoratore e alle fasce più deboli della società. Non da ultimo, è necessario un rafforzamento non un indebolimento delle istituzioni sindacali di rappresentanza per tutti i lavoratori, per consentire una nuova e sempre più efficace azione di protezione e una governance partecipata.
Ripensare il welfare per venire incontro a chi stipendiato fisso o precario o fascia debole o gruppo familiare con anziani a carico, si vede erodere da settimane mesi anni un reddito sempre troppo scarso come conferma Eurostat: fino al 2010 i lavoratori italiani guadagnavano di più della media UE, ma nel 2011 è avvenuto il sorpasso: le nostre retribuzioni di fatto hanno quasi smesso di crescere mentre quelle del resto dell’Unione salivano, superandole. Nel 2021 gli stipendi medi in Europa hanno raggiunto i 33.511 euro lordi. Sono 3.560 euro in più di quelli che guadagna in media un dipendente italiano.
«La festa del primo maggio è un rito per favorire l’ascesa del socialismo: un rito per dire no al militarismo e per dire sì al lavoro». Queste sono le parole che pronunciò Benito Mussolini nel suo discorso presso la Camera del Lavoro a Trento, il primo maggio 1909 alle ore 9.30. Il 20 aprile del 1923 il fascismo elimina la ricorrenza del primo maggio. In un paese fascisticamente “ordinato” i lavoratori non possono festeggiare. Ritornerà solo dopo la Liberazione.



