M5S ORVIETO: IL MINISTERO SI ATTIVA DOPO TRENT’ANNI SULLE CENERI DI FABRO
10 Novembre 2016Che in questi quasi trent’anni si siano alternati governi nazionali di ogni colore o di natura tecnica è noto, così come è noto che a Fabro siano state interrate quasi un milione e mezzo di tonnellate di ceneri industriali prima che il decreto Ronchi facesse un primo ordine nelle normative demandate alle regioni.
Proprio questo distinguo è necessario per capire che si è probabilmente in presenza di un’operazione che oggi sarebbe impossibile, anzi sarebbe addirittura scandaloso proporla.
A questo si deve aggiungere che c’è più di un sospetto che si sia in presenza di tossicità e forse addirittura di materiale radioattivo in almeno parte di quelle ceneri e le indagini giornalistiche hanno seguito per anni le lotte dei comitati locali per essere ascoltati al ministero.
«Abbiamo agito sin da subito, valutando le tante segnalazioni dei cittadini e dei comitati, potendo contare sulle inchieste giornalistiche e sui resoconti dell’epoca e scoprendo che non avevano avuto seguito nell’approfondimento secondo noi necessario. I nostri portavoce, Laura Agea all’Europarlamento ed i deputati Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella hanno depositato interrogazioni stringenti nel Parlamento italiano ed in quello europeo ed ora i nodi stanno venendo al pettine, è di ieri infatti la risposta del Ministro Galletti proprio a Ciprini e Gallinella ammettendo la necessità di approfondimenti ed annunciato l’apertura di un’apposita istruttoria sul caso Fabbro, ormai trentennale. Quello che in questa vicenda però troviamo più assurdo è stato il recepimento delle nostre richieste con una formula che lascia intendere la fondatezza delle ragioni per le quali è doveroso indagare sulle procedure e conseguentemente approfondire le analisi per eventuali contaminazioni. Ebbene se ci siamo riusciti noi, con le informazioni non più fresche per il tempo trascorso allora i partiti dei governi del passato, ancora più quando le forze ecologiste erano al governo come nel caso dei Verdi, avrebbero potuto agire ancora più agevolmente. A noi sembra incredibile che invece non si sia fatto e non si sia adoperata la giusta capacità d’ascolto delle popolazioni e dei comitati locali e soprattutto di risposta fattiva. Questo di Fabro è solo uno dei “cold case” ambientali nel territorio. C’è la questione del mercurio nel Paglia e delle esalazioni che ben conosce chi transita vicino a “Le Crete” per le quali ancora attendiamo georadar ed un monitoraggio serio, magari correlato ad una indagine epidemiologica specifica come si fa in altre realtà, e quello dell’amianto negli edifici pubblici già certificato. Tutti casi irrisolti, anzi, veri e propri dossier ben chiusi nei cassetti.»
Lucia Vergaglia, M5S Orvieto



