COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE FILARMONICA UMBRA
2 Ottobre 2019Terni, 28/09/2019 – La politica culturale è momento qualificante di ogni azione di governo, sia a livello nazionale che locale. Essa si esprime non solo nel volume delle risorse pubbliche destinate, ma anche e soprattutto nel modo in cui vengono erogate e nel rapporto che si vuole costruire tra istituzioni pubbliche e società civile.
É importante, pertanto, che i cittadini umbri, chiamati alle urne per rinnovare gli organi di governo regionale, sappiano quali linee di politica culturale intenderebbero seguire i candidati nel caso fossero eletti. Noi dell’Associazione Filarmonica Umbra, istituzione privata che da oltre quarant’anni promuove la cultura musicale in Umbria, riteniamo doveroso portare un contributo a tal fine, intervenendo nel dibattito pubblico per chiedere ai candidati impegni in merito a scelte dirimenti.
Il settore della musica ha conosciuto e sta conoscendo una crisi profonda, ma sarebbe errato, a nostro avviso, ridurre le ragioni di tale crisi alla mera carenza di risorse. Una simile posizione non terrebbe conto di tutte quelle realtà – come la nostra – che hanno continuato a produrre cultura musicale, tanta e validissima, pur a fronte della rarefazione progressiva delle risorse pubbliche e, nonostante questo, hanno mantenuto i propri bilanci costantemente in equilibrio economico finanziario.
Chiediamo ai candidati, quindi, se, finalmente, non si intenda premiare chi riesce ad operare virtuosamente all’interno dei propri vincoli di bilancio, attraendo risorse private e generando entrate proprie rilevanti, accanto alla contribuzione pubblica.
É certo evidente che le risorse pubbliche rappresentano un elemento al momento insostituibile per la vitalità del settore musicale, ma anche qui non possono non introdursi considerazioni di economicità: va tenuto conto, infatti, che l’efficacia del loro impiego è massimizzata laddove ne beneficino soggetti che hanno accesso al Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Solo in questi casi, infatti, si orientano gli investimenti verso istituzioni private la cui produzione è soggetta ad un continuo scrutinio di livello nazionale, qualitativo e quantitativo e, potenziandole, si incrementa la loro capacità di attrarre nella regione importanti risorse ministeriali: ogni euro speso ne vale due.
Chiediamo ai candidati, quindi, se e come intendano intervenire sulle modalità di ripartizione dei fondi regionali, destinati alla cultura musicale, in modo da riconoscere ai soggetti FUS il posto che meritano, nell’interesse dell’ottimale utilizzo delle risorse.
La quantità delle risorse, tuttavia, non è il problema più grave, in un settore, come quello della musica, che vive di programmi di lungo respiro. Più importante del quanto è il quando, è la certezza, in fase di programmazione, di poter contare su determinate risorse.
Chiediamo ai candidati, quindi, se riterrebbero corretta una riforma della legge regionale, relativa ai fondi per il settore musicale, che preveda una programmazione almeno triennale degli impegni, dando certezza di risorse ai beneficiari.
In conclusione, non chiediamo ai candidati di impegnarsi a dare più soldi, ma a darli meglio, ossia con certezza di tempi e privilegiando i soggetti che hanno dimostrato, anche con i propri bilanci, di saperli utilizzare in modo ottimale.



