ESITI DEL CONSIGLIO COMUNALE “APERTO” SU RIPRESA DEL CENTRO STORICO DI ORVIETO

ESITI DEL CONSIGLIO COMUNALE “APERTO” SU RIPRESA DEL CENTRO STORICO DI ORVIETO

7 Aprile 2017 0 Di Orvieto Notizie

ORVIETO – 06.04.17 – I temi della ripresa economica e dell’assetto generale del centro storico di Orvieto sono stati al centro del dibattito del Consiglio Comunale di ieri, convocato su richiesta dai Consiglieri Roberta Tardani e Roberto Meffi (Forza Italia), Andrea Sacripanti (Gruppo Misto), Stefano Olimpieri e Gianluca Luciani (Identità e Territorio) in seduta straordinaria “aperta” alla partecipazione delle categorie e delle associazioni espressione delle istanze dei cittadini. 

Il tema è stato introdotto dal Presidente, Angelo Pettinacci che ha dato lettura della seguente richiesta dei citati gruppi: “da tempo la città nel suo complesso ed il centro storico in particolare stanno subendo un sempre più forte e marcato impoverimento. Eccetto rarissime eccezioni, da questo declino costante,  purtroppo, non viene risparmiato nessun settore economico e produttivo, così come non possono dirsi estranei alla crisi sempre più diffusa e generalizzata tutti gli strati sociali e generazionali della nostra realtà.

La crisi economica sta aggredendo in maniera sempre più penetrante tutti i comparti del commercio e delle piccole attività imprenditoriali, mentre il sensibile e costante calo demografico sta riducendo di molto la vitalità del centro storico. Questi due fenomeni, oggettivamente, sono sotto gli occhi di tutti e non possono essere negati: non è più possibile assistere inermi a questo declino e derubricare i fenomeni a mere questioni marginali, quando invece occorre fare in modo che questi fenomeni diventino al più presto oggetto di dibattito e di confronto, oltre ad incardinarli in via prioritaria nell’agenda politica ed amministrativa della città.

Aprire un dibattito serio sui problemi del centro storico non significa voler costruire una contrapposizione con le altre parti del nostro territorio, così come far emergere tali questioni non vuol dire banalizzare il fenomeno e ridurlo a ripicche e conflitti. Sarebbe, questo, un errore che nessuno può permettersi.

Da sempre il centro storico rappresenta il punto di riferimento ed il traino per un ampio territorio di riferimento. Ed è per tali ragioni che la sua crisi deve essere letta ed affrontata come crisi di sistema: infatti, il territorio orvietano ha da sempre il suo fulcro nel centro storico e solamente una rigenerazione ed una ripresa dello stesso potrà ridare slancio e centralità ad una realtà molto più ampia che interessa anche zone che vanno al di là dell’area orvietana.

E’ indubbio che in questi ultimi tempi alcune scelte politiche ed operative hanno contribuito fattivamente ad accelerare il processo di impoverimento e depotenziamento del centro storico, provocando un diffuso scoraggiamento nella popolazione e, soprattutto, in tutte quelle attività commerciali che si fondano sull’impresa familiare e che rappresentano uno dei pilastri su cui si sostanzia l’intera economia cittadina.

Siamo tutti a conoscenza che la crisi sta assottigliando il numero delle attività commerciali a gestione familiare e che la redditività delle attività ancora operanti hanno visto ridurre notevolmente i fatturati ed i relativi profitti: in questo quadro d’insieme è doveroso rammentare che, mentre le grandi catene di distribuzione reinvestono i propri profitti in territori diversi dal nostro, quelle a gestione familiare producono economia sul territorio perché non possono far altro che investire i propri guadagni nella stessa area in cui operano.

Il centro storico di Orvieto è tra i più grandi dell’Umbria ed ha delle caratteristiche assolutamente peculiari: per questo non può essere omologato a realtà similari ed ha la necessità che tutti i provvedimenti che lo interessano direttamente o indirettamente debbano essere inclusi in un progetto integrato ed organico; considerare le politiche per il commercio, per la viabilità, per la riqualificazione abitativa, per la sosta ed i parcheggi, per la gestione e la valorizzazione del patrimonio, per il turismo, per la cultura e per il sociale, come settori autonomi e distinti l’uno dall’altro sarebbe un errore senza precedenti che produrrebbe il colpo finale al centro storico ed a tutto il territorio dell’orvietano.

Pertanto, non è più eludibile una seria ricognizione sui beni immobili di proprietà comunale, al fine di costruire un percorso di riqualificazione dell’immenso patrimonio pubblico teso a creare economia e a sviluppare un sistema residenziale di qualità per incrementare il numero di residenti nella città. Di fronte ad una crisi che ormai è divenuta grave e diffusa, il centro storico necessita di un progetto organico e di prospettiva, finalizzato a mettere in campo un nuovo processo di rigenerazione e dare ossigeno all’intero settore economico-commerciale e a creare una forte ed importante spinta all’incremento residenziale ed abitativo. Tali considerazioni necessitano di un approfondito e costruttivo dibattito, oltre ad una reale e concreta spinta partecipativa da parte della cittadinanza”.

Il Prof. Fabio Forlani, Università di Perugia ha poi introdotto il progetto di ricerca dell’Università di Perugia sulla riqualificazione turistica dell’intero territorio orvietano, progetto che affronta anche la questione del centro storico “centro commerciale naturale”. A tale proposito ha ricordato che la questione dello svantaggio competitivo tra centri commerciali naturali e centri commerciali artificiali è emersa a livello nazionale da molti anni, evidenziando che già nel 2001/2002 le stesse problematiche riguardavano importanti dei centri storici della zona adriatica e molte realtà europee. “I centri storici – ha detto – hanno per loro natura uno svantaggio competitivo rispetto ai centri commerciali artificiali in termini di frammentazione dell’offerta merceologica, accessibilità e logistica, inoltre sono presenti vari tipi di vincoli. Quindi data l’impossibilità di costruire un piano organico di proposta occorre investire sui vantaggi che invece ha un centro commerciale naturale. Sul tema in questione è stata prodotta un’ampia letteratura. La questione è  rilevante ma non è di oggi e si inserisce in un quadro nazionale di ripensamento strategico delle città che punta sulle vocazioni. La Regione Umbria ha colto questa istanza già da alcuni anni (2013). 

Considerata la vocazione storico, artistica e culturale di Orvieto vanno fatti una seri di interventi individuando i target di riferimento, sfruttando le aree dismesse di riqualificazione. I percorsi e i risultati di riposizionamento richiedono un periodo medio-lungo di analisi di un contesto sociale articolato. La letteratura turistica dice che i centri storici vanno pedonalizzati, nella letteratura sui centri commerciali naturali si dice che la circolazione veicolare va evitata. In punto è scegliere il fruitore giusto attraverso l’analisi dei flussi e dei dati”.

Per le Associazioni, Massimo Perali “Orvieto per tutti” ha ricordato il percorso dell’associazione, nata un anno fà sulla base di una riflessione complessiva rispetto alle proteste e alle preoccupazioni che serpeggiavano fra operatori e cittadini. “Ci siamo organizzati per progetti – ha detto – guardando alle problematiche più immediate del centro storico, al suo rilancio e al piano di marketing turistico. Dalla scorsa estate abbiamo impostato il progetto del centro commerciale naturale attingendo a dei finanziamenti e ad sistema di rete all’interno della città sfruttando dalle sinergie delle varie realtà lavorative, che ci consente di aver un unico data base per fare promozione. Dopo una fase di contrapposizione con l’Amministrazione siamo riusciti ad avviare un percorso di reciproca riconoscibilità. Il fare rete è uno dei temi che vanno valorizzati in assoluto. Solo in questo modo possiamo diventare interlocutori validi e far passare le nostre proposte. 

Oggi collaboriamo alla promozione degli eventi e delle varie attività che avvengono nel centro storico. Siamo convinti che dobbiamo remare tutti dalla stessa parte. Il piano che è stato impostato per il turismo è una linea direttrice da implementare. Già dallo scorso anno stiamo cogliendo dei risultati. Rispetto alle proposte sulla vivibilità del centro storico da noi avanzate ad agosto, ci spiace constatare che nessun consigliere comunale abbia dato un riscontro. Altri problemi riguardano la necessità di rivedere la gestione del servizio di raccolta rifiuti nel senso che gli orari del ritiro non vengono rispettati, rivedere la ZTL, quanto alla gestione dei parcheggi centrali si dovrebbe dare la possibilità al cittadino che viene da fuori di poter sostare almeno mezz’ora in alcune piazze; i parcheggi insilati vanno utilizzati per la sosta lunga, quindi l’eventuale agevolazione dei costi va fatta conoscere attraverso una capillare azione di comunicazione sotto tutti i punti di vista (eventi, tessere parcheggi insilati, ecc). Tutti dobbiamo capire che ciascuno deve fare un piccolo passo indietro a beneficio di tutta la città. Infine, suggerisco che il Comune istituisca e gestisca un blog dove tutte le problematiche trovino soluzione”.

Daniele Morroni, Associazione ABBA / B&B e affittacamere: “facendo la fotografia dello stato di fatto occorre capire se Orvieto vuole essere una città turistica. Se sì, vogliamo capire se l’Amministrazione intende cambiare l’attuale sistema farraginoso che ruota attorno al settore e bisogna applicare le regole ad esempio per contrastare l’abusivismo. Inoltre tenere sempre aperto l’ufficio IAT come pure la Biblioteca, intervenire con una segnaletica turistica adeguata ed una cartellonistica regolamentata, tenere la città pulita, rendere efficiente il servizio taxi, istituire un bus turistico, il servizio wifi gratuito nelle piazze. Forse la tassa di soggiorno quest’anno consentirà attuare queste proposte. Il 10 ottobre 2015 alcuni consiglieri comunali presentarono una mozione sui B&B ma l’Amministrazione non risulta abbia controllato tutti e quantomeno ha controllato quelli che sono già in regola. Dobbiamo capire che la città è al servizio del turista non il contrario. Serve una programmazione di eventi per far vivere la città tutto il giorno e tutto l’anno”.

Gianni Mencarelli, Cittadinanza Attiva: “iniziativa importante perché da molto tempo serviva un confronto. Sento che si parla molto di turismo, Cittadinanzattiva invece ha messo al centro la questione dell’immobile ex Ospedale. Lo dico perché proprio ieri ho appreso da notizie di stampa che è già tutto deciso, a dirlo non è il Sindaco ma un Assessore! Io ribadisco che in una città sono fondamentali i cittadini che la abitano. Da anni questa città è preda si ‘saccheggi’ da parte della Regione Umbria, ricordo la USL che era attiva ma venne sacrificata per evitare un referendum, ed oggi con la questione dell’utilizzo degli immobili. Abbiamo partecipato a tutti i tavoli dal QSV che è stato mortificato, forse buttato in qualche cassetto e che invece andrebbe recuperato. Il tema del vecchio Ospedale va a coprire un pasticcio: sostenere i deficit di bilancio del Comune comprando un pezzo di ex caserma per costruire il Palazzo della Salute da parte della USL sarà un nuovo bluff. Da sempre è stato detto che l’unico contenitore pubblico è quello di piazza del Duomo, cioè l’ex Ospedale. E’ il solo bene che i cittadini hanno. C’è una sofferenza enorme per i servizi ai cittadini nella terza età, tante badanti sopperiscono alla mancanza di servizi e i soldi vanno all’estero. Il ‘Lascito De Solis’ è diventato un bene a reddito della Regione e non a beneficio della città. Se fosse stato venduto le risorse sarebbero tornare a beneficio dei cittadini. Su questi temi anticipo un convegno a cui stiamo lavirando. Già 1552 persone hanno firmato ed aderito alla nostra idea. Il lascito equivarrebbe da solo a tutto l’immobile ex Ospedale le cui stime della Regione si avvicinano a quelle della vendita dell’ex farmacia comunale. Servono più tavoli di confronto su questo tema. Non dobbiamo parlare solo di come attrarre e far sostare i turisti, ma pensare al progetto di città che vogliamo”.

Mario Tiberi, “Cittadinanza a Cinque Stelle del Comprensorio Orvietano”: “da alcuni mesi a questa parte ho ritenuto non partecipare più al dibattito cittadino per varie ragioni: 1) questa città è già di per sé litigiosa e disunita al suo interno, perciò non vorrei contribuire io stesso a questo; 2) troppo spesso siamo diventati un popolo di parolai e non altro. Nonostante ciò ho ritenuto di dedicare ad Orvieto una Trilogia pubblicata dai giornali on line locali e dell’Italia Centrale. Questa città è diventata da stagnate ad agitatrice per i suoi cittadini che ancora vogliono essere attivi e partecipi nella ideazione di qualcosa di utile per tutti. Non voglio fare il parolaio quindi ho individuato 3 luoghi: la vera Porta di Orvieto (che non è in via Costanti), il centro (Torre del Moro / Palazzo dei Sette) e l’area del Quartiere medievale ed ex Campo Boario. 3 aree e 3 circuiti: quello della ricreazione e ristorazione; quello delle arti e mestieri; quello della storia e della cultura. Dalle tradizioni dell’antico alle originalità del nuovo e del moderno. 

Concludo con una proposta: nell’ottica del superamento della litigiosità e disunione e non in concorrenza ma a complemento del lavoro che stanno facendo gli esperti della materia, invito l’Amministrazione ad istituire un ‘Concilio Civico’ dove tutto quello che oggi viene detto venga messo a frutto in un confronto con le pubbliche autorità. Può essere l’occasione per tirare un linea sul chiacchiericcio che da troppo tempo si fa”.

Lucio Riccetti, Italia Nostra Umbria: “sarebbe stato opportuno che in apertura di questa assiste fosse stato presentato il piano dell’Amministrazione per il Centro Storico su cui ci saremmo potuti esprimere. La relazione di apertura ha focalizzato l’attenzione su: qualificazione turistica, fruizione e target che sono punti qualificanti di un progetto che, o non c’è o ci viene tenuto nascosto. Altro tema citato è il rapporto tra centro commerciale naturale e centro commerciale artificiale, richiamando l’attenzione sull’aspetto essenziale che riguarda la nostra città il cui punto di forza è il patrimonio storico-artistico e naturale che è la sua bellezza. Il centro storico non è un elemento isolato ma fa parte di un sistema territoriale e culturale che si chiama paesaggio. Da questo non si può prescindere, ma questo paesaggio ad Orvieto non c’è più, vedi: la discarica, l’inquinamento del fiume, le colture intensive, la privatizzazione delle sorgenti del Tione. In questo contesto cosa significa allora parlare di centro storico? 

Per arrivare ad Orvieto in modo veloce abbiamo il sistema ferroviario, treni che però rischiamo di perdere perché l’Amministrazine ha rinunciato a candidarsi per la stazione ‘Media Etruria’ che servirà alla chiusura delle stazioni di Orvieto e Orte. Per poi parlare della disponibilità dei parcheggi per il turista che arriva e dei parcheggi per residenti, e dell’utilizzo degli ex beni patrimoniali pubblici con strutture che ‘pesano’, come l’ex caserma e l’ex Ospedale. Altro tema che si potrebbe affrontare è quello delle grandi mostre che ormai sono una delle attrattive più forti del turismo qualificato, anche se non sono sempre qualificate. Abbiamo una serie di edifici ‘ex’ ma non un edificio in grado di essere attrezzato per mostre di opere di grande valore. Il 2017 è centenario della morte di Edgar Degas che nel 1858 fu ad Orvieto e proprio la tela da lui dipinta intitolata ‘Scene di guerra del Medioevo’ per Orvieto ha una grande particolarità: le figure centrali sono riprese dai bassorilievi del Duomo. Apprezziamo gli accordi con Bolsena e Bagnoregio ma Orvieto potrebbe fare di più avviando accordi con strutture internazionali”.

Raimondo Cecere, Associazione “Orvieto Ludica”: “il mondo del gioco è entrato a far parte del mondo del lavoro. Il settore è ormai presente negli spazi fieristici di molte città da Modena che in 2 giorni ha registrato 32 mila visitatori e persone appassionate; Lucca che per 4 giorni all’anno organizza un evento che ospita 85 mila visitatori paganti, si potrebbero fare molti altri esempi ma in Italia intorno a questo settore ruotano molte associazioni che hanno un punto in comune e che mettono a valore le loro esperienze creando qualcosa. 

Si possono organizzare molti eventi, un esempio è quello che stiamo proponendo alla Fortezza Albornoz, ma è necessario che vengano messi a disposizioni degli spazi, luoghi di incontro. Per organizzare queste cose e per organizzarsi serve un luogo comune ove fondere le proprie idee e cominciare a fare delle attività per promuovere il territorio. Ci sono molte persone che hanno volontà di fare ma hanno bisogno di luoghi d’incontro. Queste associazioni che sono luogo di incontro per tutte le generazioni, possono offrire il loro supporto ad altre manifestazioni già collaudate. La prospettiva è quella di organizzare eventi di richiamo internazionale”. 

Francesco Lanzi, Confindustria Umbria / Presidente sezione di Orvieto: “ho ascoltato con grande interesse i vari interventi. Alcune idee ci sono già. In questa sede confermo la disponibilità di Confidustria al confronto e a partecipare ai tavoli che si costituiranno con le varie associazioni.

In questi giorni abbiamo incontrato il Sottosegretari On. Bocci su varie tematiche fra cui il danno indiretto del terremoto ed abbiamo ribadito alcune proposte, non ultima: quella dell’appello alle Istituzioni affinché le gite scolastiche tornino in Umbria e ad Orvieto. Orvieto ha sofferto molto della chiusura della caserma e c’è la necessità di ripopolare il centro storico, ma c’è anche l’esigenza di stabilire una sequenza di eventi significativi per la città al di là del calendario delle manifestazioni. Noi siamo a disposizione, abbiamo uffici competenti e siamo disponibili a sederci ad un tavolo con l’Amministrazione”. 

Claudio Pagliaccia per la Presidenza di CNA Umbria: “la fortuna di questo territorio è che Orvieto vive dei suoi artigiani e il centro storico è ancora molto popolato di artigiani che vivono, lavorano e reinvestono sul territorio. Il terremoto non è motivo per piangersi addosso. Sono già aperti dei tavoli. I dati raccolti possono essere fondamentali per il Marketing. CNA è disponibile a partecipare agli ulteriori tavoli di confronto che si vorranno attivare”.

Dott. Vincenzo Peparello di Confesercenti nazionale ha definito positivi i vari interventi e  dichiarazioni di disponibilità,così come il resoconto della fase iniziale di studio e di ascolto fino ad arrivare ad una sintesi strategica degli interventi, quindi si è soffermato sul problema delle perdite generalizzate dei pubblici esercizi e delle piccole strutture ricettive a livello nazionale a causa anche si una non immediato riposizionamento dell’offerta che ora avverrà fra territori e paesi. Ha anche ricordato che in tema della valorizzazione dei centri storici arriva negli anni ’70 con il boom economico, quando le persone si sono portare verso la ricerca della qualità della vita; lo sviluppo dei centri commerciali si basa sul grande attrattore delle grandi superfici che sviluppano una serie di altre attività dandole in affitto di altre aziende che hanno poi generato il fenomeno del al turnover. “La stessa evoluzione – ha sottolineato – ha riguardato il pubblico esercizio, la bottega artigianale. Allora le Amministrazioni pensavano che tutto quello che si poteva decentrare andava favorito. La legge quadro di liberalizzazione, il ‘decreto Bersani’ parla dei piani di urbanistica commerciale non più di piani commerciali. Dal concetto autorizzatorio si passa ad nuova stagione di liberalizzazioni, nascono i primi conflitti tra operatori commerciali. E’ giusto fare autocritica perché oggi serve una programmazione unitaria al posto delle tante programmazioni. Per portare l’interesse al centro della città, si deve tornare a mettere al centro il cittadino e le imprese.

Come organizzazione vogliamo portare il nostro contributo mettendo a disposizione i nostri strumenti. Il centro storico a misura di turista è vantaggio competitivo, da mettere in campo con progetti di pacchetti turistici che mettano insieme strutture, servizi e professionalità. Le risorse comunitarie stanno dentro i sistemi di sviluppo locale che richiedono il partenariato pubblico-privato ma anche il partenariato commerciale tra privati. Si deve partire da una carta dello sviluppo del centro storico e del turismo dove tutti gli attori stanno insieme. Quella carta serve alla programmazione negoziata in cui presentare i progetti per i fondi europei finalizzati alla riqualificazione. Serve dunque un adeguamento. Forniremo all’Amministrazione Comunale le nostre esperienze. Occorre pensare ad un turismo non monotematico ma trasversale e, per Orvieto, ad un turismo tutto l’anno, accessibile e sostenibile per le categorie”.

 

fonte: Ufficio Stampa Comune di Orvieto

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