“ACCERTARE EVENTUALE INQUINAMENTO IN VALNESTORE E A FABRO, PROMUOVERE BONIFICA, VERIFICARE RESPONSABILITÀ” – APPROVATA LA MOZIONE LEONELLI (PD) – LIBERATI (M5S)

“ACCERTARE EVENTUALE INQUINAMENTO IN VALNESTORE E A FABRO, PROMUOVERE BONIFICA, VERIFICARE RESPONSABILITÀ” – APPROVATA LA MOZIONE LEONELLI (PD) – LIBERATI (M5S)

22 Giugno 2016 0 Di Orvieto Notizie

(Acs) Perugia, 22 giugno 2016 – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato all’unanimità la mozione unitaria sulla situazione ambientale della Valnestore, a firma Giacomo Leonelli (Pd) e Andrea Liberati (M5S), ed a cui ha contribuito Claudio Ricci (Rp), che chiede alla Giunta di: “attivarsi presso Arpa e Usl affinché proseguano le indagini sui potenziali rischi per la salute dei cittadini della zona rendendo nota, sia per la Valnestore che per Fabro, i nuovi dati anche di natura epidemiologica; mettere in atto tutte le azioni e i provvedimenti per il ripristino della salubrità dei luoghi e la messa in sicurezza delle aree; avviare una perizia tecnica di parte pubblica, individuando i danni economici cagionati a cose e persone, richiedendo ad Enel i relativi risarcimenti ove fosse accertata una specifica responsabilità; redigere, attraverso le strutture regionali, una carta tematica di sensibilità e rischio ambientale dell’area, per la predisposizione di un piano di messa in sicurezza e bonifica, valorizzazione territoriale, allo scopo di impegnare il Governo alla predisposizione di un programma specifico di interventi”. L’atto di indirizzo sostituisce due mozioni sullo stesso argomento presentate dagli stessi Leonelli e Liberati a inizio di seduta, con richiesta di trattazione urgente. Prima della stesura del documento unitario e del voto, sono state presentate le due mozioni iniziali.
LA MOZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO. Illustrando l’atto di indirizzo, Leonelli ha spiegato che “da quando la mozione è stata depositata (1 aprile 2016 ndr) le cose si sono evolute e c’è stato il sequestro di un’area da parte della Procura. Questa nostra discussione deve essere utile per integrare gli atti depositati e prestare attenzione ad una vicenda che esula dai confini della Valnestore. È necessario ricordare che negli anni ’80 il sistema legislativo, così come gli usi e le prassi, erano meno attenti rispetto alla attuale normativa ambientale. Inoltre andranno accertate, al di là delle suggestioni, quali sono e se ci sono responsabilità da parti di chi ha gestito la centrale elettrica. Ho apprezzato l’atteggiamento dei sindaci di Piegaro e Panicale, che si sono messi n prima linea nella difesa del territorio, stante che non possono certo essere considerati responsabili di quanto avvenuto. La magistratura seguirà il suo corso, politicamente ci interessa capire quali azioni possiamo mettere in campo. Appare necessario dunque fare chiarezza sulle responsabilità penali e civili, anche per dare un segnale a quelle comunità. Il problema ha assunto un rilievo regionale: non possiamo permetterci di subire passivamente gli effetti di una situazione che mina il patrimonio ambientale dell’Umbria. Abbiamo la responsabilità di approfondire la vicenda con la massima trasparenza, affrontando le criticità, sviluppando le azione adeguate ad aggredire i problemi, definendo il contorno del problema. Prima che quel territorio subisca una ingiustificabile penalizzazione. Si dovrà bonificare ove necessario, ripristinare la salubrità dei luoghi e coinvolgere coloro i quali possano aver subito conseguenze sanitarie dalla situazione ambientale rilevata”.
LA MOZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE. Liberati, ha così illustrato la propria mozione: “Non stiamo parlando solo della lignite ma anche di ceneri di carbone con tracce di radioattività, che sono arrivate a Fabro, Città della Pieve e nella Valnestore. Nel 1985 i consiglieri Castellani, Sbrenna e Alessi si rivolsero alla Giunta per avere chiarimenti circa l’arrivo di ceneri dalla Liguria. Nel 1986 Legambiente chiese, raccogliendo molte firme, di modificare la normativa che consentiva di usare le ceneri di carbone come inerti. Le ceneri si stavano accumulando nel frattempo a macchia d’olio in Umbria. Nel 1998 interrogazione del consigliere regionale Mazzocchi sulle ceneri di La Spezia portate in Umbria. La preoccupazione per queste ceneri c’era dunque già da decenni. Dobbiamo operare per il bene comune, trovando un filo di concordia per aiutare questi territori. Non vorrei che tra 30 anni si arrivi a parlare del caso Thyssen e dell’inquinamento della Conca Ternana. Invito ad una presa di coscienza collettiva, dobbiamo agire noi, subito, e non attendere altri. Saremmo irresponsabili altrimenti. Come gruppo ci siamo impegnati a capire quale è il problema, a Fabro come in Valnestore. Abbiamo trovato, durante i sopralluoghi, un senso di paura. Sono avvenute in Umbria cose esecrabili intorno a queste vicende. I sindaci si sono attivati in modo solerte e la stampa ha svolto un ruolo importante di chiarezza. Non dobbiamo temere il danno d’immagine ma pensare al futuro chiamando in causa la multinazionale che per fortuna è ancora controllata dallo Stato italiano. Dobbiamo sentire in audizione i vertici Enel per capire come è stato possibile arrivare a quel punto. Nel 1986 le prime leggi sull’ambiente già esistevano. Oltre alla lignite ci sono dunque le ceneri di carbone, che a Fabro sarebbero 1,5 milioni di tonnellate. Dovremo capire come è possibile che, nonostante le preoccupazioni dei consiglieri regionali e le lettere alla magistratura, non sia successo nulla nei decenni passati. La Regione deve promuovere analisi sanitarie ed economiche per capire quali danni sono stati causati a persone e cose. Una perizia che spetta alle istituzioni e non a chi abita nella Valnestore. Poi dovremo presentare il conto agli inquinatori, come prevede il testo unico sull’ambiente, procedendo alla messa in sicurezza. Anche a Terni, dove mezza città subisce l’impolveramento da metalli pesanti, che contaminano suoli e fiumi, oltre l’aria. Arpa e Asl devono rendere noto tutti i dati ambientali sulla contaminazione della Valnestore quanto della Conca ternana”.
 

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