CRO-BPB. CHI SONO I VERI DANNEGGIATI
24 Maggio 2016In un articolo apparso su un quotidiano on-line a firma Alessandro Li Donni, il giornalista chiama direttamente in causa il Comitato risparmiatori Cro-BpB di Orvieto, Terni, Viterbo. Prende in considerazione alcune delle nostre 10 domande, riportate in fondo all’articolo, e sembra rispondere con le modalità del consulente CRO di fronte al proprio cliente. Vorremmo proporre alcune considerazioni suscitate dalle affermazioni contenute in quell’articolo, utili per chi volesse approfondire. Sono necessarie alcune premesse.
Le 10 domande che il Comitato ha lanciato non erano rivolte solo alla banca, ma anche a tutte le altre istituzioni interessate del territorio, dalla politica, ai risparmiatori, agli operatori economici, ai cittadini. Riteniamo, vista la complessità della materia, che il dibattito che si è generato sia positivo, in quanto potrebbe portare ad una migliore consapevolezza e maturità nei rapporti con le banche. Questa maturità e trasparenza è auspicata da tutte le autorità ed operatori nazionali ed
internazionali, per andare al di là del rapporto “confessionale” tra cliente e promotore finanziario, molto spesso sbilanciato e basato sempre sulla fiducia del cliente nei confronti del suo interlocutore.
La invocata trasparenza e la nostra richiesta di informazioni, che il giornalista nel suo pezzo definisce” rumore che può danneggiare la banca”, non comprendiamo come possa farlo se tutto è gestito con correttezza. Ci preme precisare che al momento gli unici danneggiati sono i clienti sottoscrittori che hanno perso il 21% e che non hanno informazioni sul restante 79%.
Nel merito dei contenuti proposti dall’articolista rileviamo:
1) è interessante il caso di un istituto solido, in crescita (come sostiene Li Donni) che perde valore invece di aumentarlo.
2) ricordiamo che il pacchetto era composto per il 60% da quote di capitale sociale e per il 40 % da obbligazioni da acquisire congiuntamente. Il rendimento medio del tutto non era speculativo.
3) riteniamo che la vendita sia stata fatta soprattutto su base reputazionale. Se fosse stato esplicitato con chiarezza che si trattava di investimento a rischio e trattato solo su mercato secondario per cassettisti, con accesso a possibili servizi di cui quasi nessuno aveva necessità, come sostiene Li Donni, la vendita avrebbe avuto meno successo.
4) nell’articolo non si cita il fatto che le obbligazioni erano subordinate; il fatto che gli interessi sono pagati regolarmente, che Li Donni riporta come una condizione rassicurante, è necessaria per l’emittente, a meno di non dichiarare un grave stato di crisi.
5) circa gli attori terzi che hanno determinato il valore dell’azione e su come questo sia stato determinato, genericamente citati da Li Donni, ci piacerebbe, con una risposta alla nostra specifica domanda, esserne messi a conoscenza.
6) non sembrerebbe rispondere al vero l’affermazione di Li Donni che le domande di vendita siano state evase nel2015 entro 3 mesi. I funzionari della banca ci hanno riferito che con la vendita straordinaria del mese di Marzo (20 M € per l’ingresso di un nuovo socio assicurativo) si sono esaudite le richieste solo fino a tutto giugno 2015; ( questo supponendo che il criterio di evasione sia l’anzianità della domanda, come sarebbe corretto).
7) questo socio assicurativo deve acquisire ancora capitale sociale? se sì di che importo e quando?
ci piacerebbe anche avere una risposta sul possibile impiego di alcune decine di milioni di euro destinati all’atto della vendita a rendere più liquide le transazioni.
8) crediamo sia un refuso quanto asserito gioiosamente da Li Donni che si siano “coperti i crediti non performanti con NPL”. Sarebbe come dire che si sono coperti i crediti con altri crediti. (in italiano NPL si traduce con crediti deteriorati). Forse si voleva dire che la banca ha aderito alla procedura di vendita dei crediti svalutandoli con il meccanismo concordato tra il ministro Padoan e la BCE.
Sicuro che aderire ad un meccanismo complesso e macchinoso non sia invece un segno di debolezza?
9) se Li Donni conosce l’esito delle verifiche della Banca d’Italia, come scrive, farebbe cosa gradita
se ce ne mettesse a parte.
Rassicuriamo che siamo interessati al buon futuro della banca di territorio, ma riteniamo che questo possa essere nei tempi moderni non in un rapporto da noi definito “confessionale”, come auspicato da Li Donni, ma nella trasparenza e con una corretta comunicazione a tutela di tutta la clientela.
Resta la domanda finale: quale è il futuro dei nostri soldi pur svalutati?
Comitato Risparmiatori Cro-Bpb di Orvieto-Terni-Viterbo



