CULTURA E TRADIZIONE A ORVIETO: “L’ORO BIANCO DEL PIANO”

CULTURA E TRADIZIONE A ORVIETO: “L’ORO BIANCO DEL PIANO”

6 Maggio 2016 0 Di Orvieto Notizie

ORVIETO – Il messaggio di Expò 2015 si traduce in atti concreti e ad Orvieto, gli studenti delle classi 1^ e 2^ del Centro Servizi Formativi della Provincia di Terni danno vita al progetto denominato “Orvieto tra Cultura e Tradizione – L’Oro Bianco del Piano”, nato dall’indicazione della FAO / Agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che ha decretato il 2016 “Anno Internazionale del legume”. Il progetto è dedicato al fagiolo secondo del Piano un prodotto tipico di Orvieto che torna all’attenzione generale grazie all’Università dei Sapori, l’Agenzia Formativa che, da anni d’intesa con il Centro Servizi Formativi, gestisce la formazione iniziale ad Orvieto. Per l’anno scolastico 2015/16, infatti, l’Università dei Sapori ha impostato per le classi 1^ e 2^ un progetto di ricerca, collegato alle problematiche mondiali inerenti la salvaguardia del Pianeta e la fame che colpisce ancora milioni di persone. Uno studio articolato e sviluppato sul piano metodologico e dei contenuti, che ha posto al centro la documentazione su questo prodotto tipico di Orvieto. A livello metodologico, il CSF da sempre si propone di fornire risposte articolate alle esigenze formative con l’obiettivo dell’inserimento nel mondo del lavoro, accostando gli itinerari scolastici nella realtà in costante trasformazione, utilizzando precisi modelli teorici per raggiungere obiettivi didattici e pedagogici funzionali anche a concrete applicazioni professionali. In questo modo, come dimostra il progetto, l’operatività appresa ed esercitata sotto la guida degli insegnanti, ha consentito agli alunni di manifestare potenzialità cognitive che, nel semplice studio, spesso non emergono. In questo modo tutti gli studenti si sono sentiti coinvolti e hanno collaborato in modo vivo, originale e creativo. L’organizzazione modulare ha permesso di isolare un tema, studiarlo sotto diversi punti di vista, intrecciare concetti e conoscenze, individuare tempi e spazi definiti, svolgere ricerche presso la Biblioteca Comunale e l’Archivio di Stato, allargando il campo di indagine grazie alla collaborazione di persone esperte, appassionate e disponibili. Ragazzi e ragazze hanno toccato e letto documenti di cui non ipotizzavano neppure l’esistenza scoprendo campi di approfondimento inattesi. Ne è scaturito un Laboratorio itinerante, che si è spostato in sedi differenti, popolato da esperti di formazione eterogenea, che ha avvicinato svariati argomenti, a volte apparentemente scollegati tra loro, in un intreccio continuo e sempre più vitale di lezioni teoriche e di saper fare. All’inizio, la selezione del tema da trattare è stata frutto di un lavoro collegiale tra docenti, studenti ed esperti, e ha messo al centro del progetto il fagiolo bianco secondo, prodotto tipico di Orvieto, quasi in estinzione, che può ambire a diventare “presidio” Slow Food. Sono state poi svolte indagini storico-geografiche, antropologiche, scientifiche, culinarie e non solo, per analizzare l’argomento sotto i diversi punti di vista. Ed ecco che dalla collaborazione trainante dell’Archivio di Stato, esso stesso giacimento di sollecitazioni, documenti, competenza degli operatori dallo spiccato talento educativo, è noto il progetto che ha fatto emergere la creatività degli allievi. Il Fagiolo Secondo del Piano di Orvieto è una varietà locale molto diffusa ed apprezzata fino al dopoguerra, poi soppiantata da altre sementi. Il suo nome deriva dal fatto che viene seminato nel mese di giugno, come seconda cultura sullo stesso terreno sul quale sono stati raccolti il grano o altri cereali. La parola piano sta a specificare la predilezione del legume per i terreni di fondovalle che, specie in prossimità di fiumi o corsi d’acqua (il Paglia in questo caso), beneficiano di un microclima sufficientemente umido, tale da non rendere necessari interventi di irrigazione, pur trattandosi di una semina estiva. Tale metodica colturale, unitamente alla varietà del seme, dà ai fagioli un ottimo sapore, soprattutto se consumati secchi. Questi particolari legumi si presentano di piccole dimensioni e di colore bianco uniforme, con la caratteristica di non avere  bisogno di ammollo e di  cuocere in 25/30 minuti. I risultati della ricerca saranno condivisi con la Città in occasione dell’iniziativa che si terrà Sabato 7 maggio con la degustazione di piatti a base di fagioli bianchi a cura degli allievi del CSF di Orvieto L’appuntamento è dalle ore 10:00 alle 12:00 nel Centro Storico: Torre del Moro e Piazza della Repubblica e dalle ore 17:00 alle 19:00 presso il Centro Commerciale “Porta di Orvieto”. Il progetto Orvieto tra Cultura e Tradizione “L’ORO BIANCO DEL PIANO” è stato presentato questa mattina presso la sede del CSF nel Complesso di San Giovanni da: Cristina Croce V. Sindaco e Assessore all’Istruzione, Maurizio Beccafichi Coordinatore dell’Università dei Sapori, Emanuela Leonardi Coordinatrice del Progetto, Massimo Mansueti Responsabile dei Centri di Formazione Orvieto, Terni, Narni, Carla Lodi Responsabile della Condotta Slow Food Orvieto ed Ennio Cadamuro della Fisar Orvieto. “I Centri di Formazione stanno vivendo una fase di transizione per il passaggio di consegne tra Regione e Provincie e sicuramente nei prossimi mesi riusciremo a mettere le cose in ordine – ha dichiarato Massimo Mansueti – ringrazio i centri Orvieto, Terni, Narni  che sono tutti e tre in grande salute sono. Oggi, in particolare, ringrazio i colleghi del CSF di Orvieto e i docenti.   L’attività dei Centri di Formazione sta crescendo, a livello di iscritti siamo intorno ai 500 ragazzi. In Umbria la dispersione scolastica è bassa, ogni anno compiamo la verifica degli esiti occupazionali, facendo una media su 10 ragazzi, a quattro mesi dalla fine del progetto formativo 6,5 hanno trovato lavoro, segno che i Centri sono diventati punti importanti di riferimento”. “Abbiamo avuto modo di apprezzare questo lavoro per l’approccio metodologico e olistico alla cultura e alla tradizione dell’alimentazione” ha affermato Maurizio Beccafichi. “Per nutrimento si intende quello del corpo e dell’anima, quindi un piano fisico e intellettuale. Le memorie degli archivi sono ‘granai’ per l’anima, quindi per certi aspetti il modello scolastico di tipo tradizionale ci riporta dal sapere fare all’approccio teorico. In questo modo assolviamo anche al sociale, ovvero lavoriamo per coinvolgere e non solo convincere i ragazzi. Oggi, forse c’è una certa cultura del prodotto ma una scarsa consapevolezza della scienza dell’alimentazione. Spero che il fagiolo bianco del Piano diventi l’ottavo presidio slow food della nostra regione, e contribuisca a farne conoscere e sempre più apprezzare la vocazione turistica enogastronomica”. Ad illustrare il progetto interdisciplinare è stata la docente Emanuela Leonardi la quale ha anche sottolineato: “questo progetto ha fornito ai giovani gli strumenti per entrare nella storia. Indipendentemente dalle possibilità individuali, tutti gli studenti, ragazzi e ragazze, hanno partecipato con entusiasmo interessandosi allo studio di documenti 300eschi e quindi al passato della nostra città. Nel percorso di ricerca e conoscenza sono stati guidati dalla competenza dell’archivista, fino a suscitare in loro, dietro la storia di un fagiolo, un entusiasmo autentico. E’ stato positivamente sperimentato quindi un approdo diverso alla formazione. Da sottolineare, peraltro,che al progetto hanno collaborato giovani provenienti da sette diverse nazionalità che hanno imparato a collaborare insieme. E’ stato ed è, dunque, un lavoro che sta dando grandi soddisfazioni: il prossimo settembre, la pubblicazione che è stata redatta, parteciperà al Salone degli Archivi di Stato di Genova”. “La Condotta Slow Food Orvieto ha condiviso il progetto di valorizzazione del fagiolo bianco del Piano in quanto interessante nell’ottica del progetto ‘Presìdi Slow Food’ nato a sostegno delle piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzando territori, recuperando antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvando dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta” ha sostenuto Carla  Lodi fiduciaria della Condotta Slow Food. “Per Slow Food i presidi di salvaguardia delle biodiversità dei territori sono essenziali. Il titolo ‘Orvieto tra cultura e tradizione: l’oro bianco del Piano’ scelto dai ragazzi sottolinea la preziosità di questo legume oggi prodotti in quantità limitate da pochi coltivatori come Costantino Pacioni. Questo titolo è il frutto del dialogo che gli studenti hanno intrecciato con i produttori quindi questo contatto diretto è importante per i riferimento all’economia agricola. Da questa conoscenza articolata nei vari aspetti storici e sul campo, nascono poi gli esperimenti in cucina. L’intervento di slow food sta poi nella messa in relazione tra produttori e consumatori. Secondo noi è una buona strada, il fatto che un Centro di Formazione sia partito da un prodotto povero per rimettere al centro, a livello locale, una ricchezza che rischia l’oblio. E’ il segnale di un’ottima collaborazione, di scambio e crescita reciproca”. “La Fisar Orvieto ha aderito alla ricerca – ha detto Ennio Cadamuro – in quanto il vino di Orvieto è sempre presente nell’attività formativa delle professioni enogastronomiche. Questo progetto è importante per parlare di abbinamenti. I giovani sono attenti a questo universo diverso che si apre e di cui possono essere protagonisti”.  “Ringrazio il CSF, l’Università dei Sapori, gli allievi, i docenti e tutti coloro che nel corso di questo anno formativo hanno concentrato la loro attenzione ad un progetto che valorizza – anche a livello di ricerca storica – le eccellenze del territorio ed avvicina i giovani a questi prodotti della tradizione permettendo loro di saperli valorizzare in quella che sarà la loro futura attività lavorativa” ha detto Cristina Croce V. Sindaco e Assessore all’Istruzione. “Un ringraziamento particolare – ha aggiunto – va all’Archivio di Stato che ha aperto i propri registri e documenti ad una iniziativa non solo educativa e culturale, ma che è un esempio di come le istituzione possono e debbono lavorare in sinergia per riscoprire le peculiarità della nostra storia; in questo caso, la tradizione alimentare ed economico-produttiva che oggi può stimolare l’iniziativa di riportare questo prezioso legume sulle nostre tavole”. “L’approccio metodologico alla ricerca è innovativo e va senz’altro osservato con attenzione – ha concluso – poiché lo sforzo di educare ad una alimentazione corretta e all’importanza dei sapori e delle tradizioni deve ripartire dalle origini per poi attualizzarsi. Auspico quindi una sempre maggiore collaborazione per educare insieme e formare una nuova coscienza alimentare”.

 

fonte: Ufficio Stampa Comune di Orvieto


 

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