DIMISSIONI DELLA PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE – DIBATTITO – GLI ALTRI INTERVENTI – CONCLUSO IL DIBATTITO

DIMISSIONI DELLA PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE – DIBATTITO – GLI ALTRI INTERVENTI – CONCLUSO IL DIBATTITO

19 Maggio 2019 0 Di Orvieto Notizie
Perugia, 18 maggio 2019 – In corso la seduta dell’Assemblea legislativa dell’Umbria sulle dimissioni della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Gli altri interventi della mattina interventi: Liberati (M5S), De Vincenzi (misto-Umbrianext), Fiorini (Misto-Fiorini Per L’umbria), Casciari (Pd), Paparelli (Pd), Carbonari (M5S), Morroni (FI), Brega (PD), Chiacchieroni (PD).
GLI INTERVENTI 
ANDREA LIBERATI (M5S): “Oggi si conclude una cavalcata durata 49 anni, fatta di esperienze, di persone, di produzione legislativa ed amministrativa, di atti di maggioranza e opposizioni. Serve introdurre un’analisi politica, culturale e sociale sui motivi per i quali gli umbri hanno sempre confermato il consenso alla stessa linea politica, ideologica e culturale. Questo duraturo potere è stato possibile anche grazie a vastissime complicità e coperture da parte di un vasto sistema che gli stessi magistrati hanno ritenuto di abbattere. Pochi hanno denunciato certi tipi di situazioni. Nel 2016 abbiamo fatto quello che era richiesto anche ad altri. La missiva che abbiamo ricevuto, da cui sarebbe scaturita questa parte di storia, era sicuramente arrivata anche a molti altri, tra cui diverse forze politiche di opposizione, stampa, e altri ancora. Il sottoscritto, per avere alzato la testa in questi quattro anni, si è beccato una valanga di querele, richieste di risarcimento danni per 4milioni di euro, ma assicuro che ho la forza morale per resistere a questo e molto altro. Oggi, in questo disorientamento generale va portata avanti con onestà intellettuale un’analisi più ampia affinché certe situazioni non accadano mai più, al di là della contingenza giudiziaria e di quello che sarà l’esito delle indagini, al di là della piazza mediatica o popolare. Oggi è urgente fare un passo indietro per farne due in avanti. Il fronte va allargato anche a altre istituzioni, tra le quali l’Università chiamata ad una presa di coscienza seria da parte dei candidati al rettorato che finora non c’è stata. Abbiamo giustamente, in questi giorni, evitato qualsiasi accanimento, abbiamo evitato di profonderci in affermazioni di ogni genere quando ormai era tutto abbastanza chiaro. La notte è alta ed il buio è profondo, ma si possono intravedere i primi segni di una luce nuova. Serve un diverso approccio con la cosa pubblica per coltivare un sogno di libertà di competenza, di trasparenza, di onestà innanzitutto intellettuale, di rispetto del merito dei crediti, delle competenze, che finora non c’è stato. Un giudizio politico su altri aspetti riguarda il degrado delle relazioni con le multinazionali sul fronte ambientale, la vicenda della chiusura della FCU, il tema dei collegamenti ferroviari e non solo, ci sono una serie di criticità che hanno condotto l’Umbria a un severo arretramento nell’ambito delle opportunità e dell’attrattività. Serve assunzione di responsabilità da parte di ogni rappresentanza politica. Andare a elezioni anticipate per quanto necessario non sarà una passeggiata e ognuno delle persone in campo e ognuno dei candidati dovrà avere come stella polare un impegno supplementare rispetto a una situazione emergenziale dal punto di vista culturale, che poi è alla base dell’arretramento economico. Coltiviamo la speranza che ci possa essere un sussulto da parte di quelle che sono state finora delle caste che hanno tenuto tutto con la naftalina, hanno congelato ogni possibilità di avanzamento. È necessario iniziare a parlare di temi seri che sono rimasti in un angolo per dieci, venti anni. L’Umbria è diventata la seconda Regione dell’Italia meridionale dopo l’Abruzzo, perché questi sono i parametri economici che emergono. Occorre proporsi in modo diverso, occorre un approccio totalmente nuovo, e allora, la notte buia e fredda potrà essere superata e sarà l’alba di un nuovo giorno”. 
SERGIO DE VINCENZI (misto-Umbrianext): “Finalmente siamo a dibattere delle dimissioni della presidente, lo stillicidio sembra volgere al termine. É evidente il dissenso dell’opinione pubblica sui fatti emersi, di fatto viene chiesto un cambio di passo, oltre all’assunzione di responsabilità. Allungare i tempi fino a oggi non ha fatto bene a questa comunità. Io stesso provo disagio a vivere questa situazione. Nel 2015 intervenni sulle linee guida della presidente e feci un appello: dopo aver vinto per il rotto della cuffia e a fronte di un 50 per cento di astensionismo dissi di non governare con presunzione e arroganza e di tenere conto delle necessità sempre più impellenti delle famiglie e delle fasce deboli. Poi c’è stato lo strappo con l’assessore Barberini per le nomine in sanità. Nel 2017 fu dibattuta e approvata la legge sull’omofobia, le mie parole non furono nemmeno ascoltate, appelli caduti nel vuoto. La cronaca oggi ci dice che è stato fatto un grande danno alla nostra società regionale, adesso la giustizia farò il suo corso ma il giudizio è inequivocabile: cambiare pagina e ricostruire sulle macerie provocate dal danno arrecato. Siamo una Regione benchmark, con i conti a posto, ma la sanità non è solo economia, è anche organizzazione, che si costruisce sulla fiducia e sulle relazioni, oltre che in un modo di agire trasparente e tenendo conto del merito. L’ultimo piano sanitario è del 2011, lo invochiamo da inizio legislatura, il piano trasporti adottato si rivela non efficace e non rispondente alle necessità, il Piano rifiuti andava rivisto, poiché nel 2024 la nostra capacità di smaltimento sarà esaurita. Occorre riorganizzare tutta la macchina regionale. Il consigliere Solinas ha detto che in questi giorni la minoranza non ha detto nulla, ma la minoranza ha tenuto un profilo basso per rispetto dell’istituzione, delle persone che vi lavorano con serietà e dei cittadini. Non siamo stati in silenzio, abbiamo fatto diverse segnalazioni: sui concorsi per chi diventa dirigente di sé stesso, chiedendone la sospensione, sugli appalti in proroga da anni, temi che avremmo voluto affrontare ma non è stato possibile farlo. Pensiamo anche al saldo demografico negativo, gli umbri stanno scomparendo, è un dato non solo demografico, spariscono le tradizioni, gli usi, il cuore di una regione che ogni anno viene visitata da milioni di persone. Tanti giovani se ne vanno perché qui non hanno modo di costruirsi un futuro, la povertà relativa che emerge dagli ultimi rapporti fanno dell’Umbria la regione in testa a questa negativa classifica. Non si può andare avanti così. Questa pagina va voltata, bisogna riprendere una politica dal basso, dove ognuno diventi protagonista nella propria comunità”.
EMANUELE FIORINI (Misto-Fiorini per l’Umbria): “È arrivato il momento di dire basta e di tornare al voto per dare al popolo la possibilità di scelta. L’alternanza nella gestione della cosa pubblica fa bene alla democrazia. La politica ha bisogno di un serio percorso di moralizzazione. In questa Aula mi sono spesso occupato di sanità, e ho sempre denunciato le storture del sistema. Avete malgovernato e gestito servizi pubblici per accumulare voti. E ora lasciate dietro di voi macerie. Lo scandalo della sanità suscita un grave disorientamento nei cittadini. Senza la presenza di alti dirigenti compiacenti questo clamoroso scandalo non sarebbe mai esploso. Ci sono dirigenti e tecnici preparati e capaci, ma messi all’angolo perché gli sono stati preferiti colleghi politicamente orientati. La colpa più grave dei politici del Pd è non aver preteso di aver al proprio fianco professionisti di livello e pronti a non piegarsi alle loro richieste, di solito orientate a accrescere il proprio bacino di voti. Quando presentai la modifica della legge regionale per la nomina dei dirigenti, voi avete votato contro. È ora di farla finita con la politica all’interno della sanità. Il vostro progetto politico è giunto al capolinea. Fatevene una ragione e lasciate queste poltrone. Ora tocca a noi ricostruire la cosa pubblica, per recuperare la credibilità perduta. È giusto che la politica torni ad essere la voce del popolo”.
CARLA CASCIARI (Pd): “Ho scelto fino ad ora di rimanere in silenzio per rispetto della magistratura e delle persone coinvolte nell’inchiesta. Mi auguro che la classe politica di cui faccio parte sciolga ogni dubbio nel modo più rapido. C’è un popolo che è rimasto stordito da tanto clamore mediatico, tanto da sollevare dubbi sulla moralità di tutta la pubblica amministrazione. La sanità regionale non è fatta solo di posizioni apicali, ma di migliaia di persone che lavorano con dedizione e professionalità, garantendo un servizio di riconosciuta qualità. Nel centrosinistra umbri militano tante persone oneste che pretendono una analisi lucida e delle spiegazioni su quanto emerso. L’Umbria è terra piccola e fiera e chiede risposte a coloro che sono stati democraticamente eletti. Non accetto lezioni di mascherata moralità da altre forze politiche che in altri contesti sono coinvolti in ben altre vicende di malgoverno. Gli standard raggiunti dalla nostra sanità sono stati raggiunti garantendo servi e mantenendo i bilanci in ordine. Ho letto prese di posizione e comunicati che dipingono un gruppo consiliare ‘in agonia’ ma questo non corrisponde al vero. Ora più che mai serve agire con determinazione, con un cambiamento culturale e generazionale. Bisogna aprire il partito e il centrosinistra, come abbiamo fatto nei molti Comuni che andranno al voto, con candidati civici che cercano di riconnettersi al mondo della sinistra. Dobbiamo riaffermare con orgoglio un’idea di sinistra che ad oggi si trova in difficoltà. Non credo si debba abbandonare la nave che affonda ma prendere atto delle difficoltà senza rinnegare ciò che è stato fatto. L’Umbria non ha bisogno di essere liberata e nemmeno del chiasso mediatico che diventa un’arma elettorale”. 
FABIO PAPARELLI (Pd): “Siamo chiamati a dare risposta ai bisogni degli umbri. Abbiamo la responsabilità di dare risposte ad una comunità che deve affrontare problemi complessi, a cui la politica deve poter fornire una indicazione chiara sul futuro. Oggi in gioco non c’è solo la nostra credibilità ma quella delle istituzioni che rappresentiamo. Non è il tempo dei lunghi coltelli o de veleni che gettano discredito sulla classe politica. Servono rigore e fermezza, senza giudizi sommari o liquidatori. La presidente si è assunta un fardello superiore a quello che gli spettava. A lei va riconosciuto il rigore e la dirittura morale. Non possiamo cedere alla tentazione delle scorciatoie. Dobbiamo interrogarci sugli errori, sull’adeguatezza del livello del controlli. Si tratta di interrogativi che devono trovare risposta in una proposta politica per il futuro. La sanità umbra, grazie a migliaia di operosi professionisti, offre un servizi di alto livello. Il modo migliore di chiedere scusa è di migliorare le regole per i concorsi e maggiore trasparenza nei percorsi amministrativi, di intervenire sulle liste di attesa, di mettere al riparo la gestione operativa da influenze improprie. Come Giunta stavamo già lavorando da tempo in questa direzione. La presidente Marini è stata un punto di riferimento in molti momenti, anche drammatici, di queste due Legislature, come durante il sisma. Andiamo orgogliosi, tra l’altro, di aver ottenuto una misura certa del danno indiretto del terremoto. Siamo riusciti a fare fronte agli effetti negativi del sisma sul turismo, superando una campagna di comunicazione imprecisa e dannosa. Esiste un motivo tutto politico per cui credo che si debba chiudere una fase della storia della sinistra umbra. La partita è tra due visioni di società, una delle quali è la paura e una visione feudale. A chi pensa che la Lega sia la risposta ai mali umbri dico di guardare a guardare a quello che viene fatto dai qui rappresentanti. Basta guardare a come vengono governate Terni e Montefalco, Spoleto. Queste forze politiche non hanno capacità di gestione e di governo. Per tutti questi motivi respingo le dimissioni della presidente Marini”.
MARIA GRAZIA CARBONARI (M5S): “Ho in animo di non voler infierire. Ho voluto portare in questi anni le nostre proposte, le avrei volute condividere, ma i nostri atti sono rimasti chiusi nei cassetti perché qui comandate voi, e allora l’approccio è cambiato. Con spirito dubitativo ho controllato tutti gli atti, anche le delibere di Giunta, le segnalazioni che via via venivano fatte, ho sempre chiesto ma le sentite anche voi? Ogni settimana i cittadini segnalavano qualcosa, e si firmavano e mettevano il proprio indirizzo. Perché non siete voluti intervenire? I cittadini chiedevano aiuto, sono venuti a chiedere risposte, ma sono stati ignorati. Perché tutto oggi è emerso? Forse anche grazie al Movimento 5 stelle. E non si può dire che nessuno sapeva niente. Oggi è tardi per fare riflessioni. Nelle riunioni del Comitato di controllo di questa Assemblea sono emerse situazioni da controllare, gare che non venivano fatte e proroghe continue. Nessuno mi ha mai ascoltato quando chiedevo di convocare tutti i membri dei Collegi sindacali delle Asl, queste cose sarebbero emerse prima. Nessuno ha tenuto conto delle relazioni dei Collegi e delle relative perplessità che emergevano. Era già tutto scritto ma nessuno ha voluto ascoltare. Le riflessioni di oggi sono giuste ma bisognava farle prima. Ho chiesto più volte l’intervento della Corte dei Conti, era necessario fare uno stop e resettare tutto. Le giuste soluzioni c’erano ma nessuno ha voluto vederle. Sento dire oggi che va fatta attenzione al merito, ma finora si è privilegiato il diplomato Isef anche a fronte di laureati in legge. Questo modo di fare getta discredito su tutti i dipendenti pubblici, la maggior parte dei quali sono persone oneste che lavorano bene. É ora di uscire da questo palazzo, riascoltare quello che dicono i cittadini. Spero che questa sia la giornata conclusiva di questa legislatura”.
ROBERTO MORRONI (FI): “Oggi l’Assemblea è chiamata a un compito straordinario, un fatto eccezionale inedito nella storia politica regionale. Le istituzioni democratiche costituiscono l’elemento centrale di garanzia di un sistema fatto di diritti e doveri in capo a ogni individuo, mai e poi mai esse possono trasformarsi in generatori di privilegi. Quando ciò accade si minano le fondamenta stesse del tessuto democratico, in quanto vengono offesi e lesi quei principi basilari di libertà, di equità, di giustizia sociale posti a tutela di ogni cittadino, principi che sono elementi costitutivi e qualificanti di ogni ordine basato sulla sovranità popolare. La vicenda esplosa in queste settimane impone riflessioni sul piano squisitamente politico. Qui non si tratta di attestarsi su posizioni che riflettano la nostra contrapposizione tra garantisti e non, una contrapposizione spesso ricorrente e francamente a volte anche un po’ stucchevole. Il garantismo è un imperativo e lo è non solo per chi giudica sacro e irrinunciabile l’insieme di principi che sostanziano lo stato di diritto, ma anche per tutti coloro che reputano essenziale, per il naturale e fisiologico funzionamento della vita democratica, la separazione tra poteri, la loro autonomia e indipendenza e il loro esercizio al riparo da ogni forma di strumentalizzazione. L’inchiesta in corso ha portato alla luce una realtà inquietante, la cui gravità va al di là e al di sopra dell’eventuale valenza penale delle condotte individuali che sarà compito esclusivo della magistratura accertare ed eventualmente perseguire. L’ampio perimetro e i ruoli di primaria responsabilità dei soggetti al centro dell’indagine, il carattere sistematico dei condizionamenti evidenziati sono elementi che reclamano una netta, severa e inappellabile condanna sul piano politico. Il profilo è quello di un esercizio disinvolto e spregiudicato del potere, focalizzato sul bisogno di autoperpetuarsi. Un potere che sa essere arrogante, ma che si dimostra non in grado di fare i conti con i chiari segnali di stanchezza e logoramento di un’esperienza politica che dopo quasi 50 anni dimostra di avere ormai esaurito la propria capacità di rappresentare adeguatamente le istanze e le aspettative della comunità umbra. L’Umbria ha bisogno di alternanza ed oggi attende un segnale immediato che consenta di riannodare quel legame di fiducia tra cittadini e palazzo. Il ricorso alle elezioni anticipate rappresenta un passaggio di certo traumatico, ma necessario ed ineludibile per ridare autorevolezza e piana credibilità agli organi di governo della Regione”.
EROS BREGA (misto-Liberi e forti): “Respingere le dimissioni della presidente Marini che nei prossimi giorni saprà valorizzare questo segnale che arriva dall’Assemblea. Abbiamo sbagliato tutti. Nessuno può sfilarsi e dirsi immune dalle responsabilità politiche se oggi ci troviamo in questa situazione. Dobbiamo riconoscere i nostri errori e lavorare per fare una riflessione che ci consenta di lasciare al futuro qualcosa di migliore. Non si può andare oltre qualche mese, ma usiamoli per fare una profonda riflessione politica, senza trovare capri espiatori. Dovremo analizzare i tanti errori, mettendo anche sul piatto i risultati conseguiti, con i quali l’Umbria si è evoluta. Dobbiamo fare una riflessione da consegnare a chi verrà dopo di noi per evitare che si facciano gli stessi errori politici e consegnargli un’armonia diversa. Abbiamo pensato di più alla nostra competizione interna che a un vero governo a 360gradi. Oggi non è il momento di dire ‘io mi sfilo’. Ma da cosa? Politicamente non c’è nessuno di noi che si possa sfilare. Anche l’opposizione, che deve costruire una classe dirigente alternativa a chi governa. L’alternanza di governo, che auguro, è positiva per le comunità”. 
GIANFRANCO CHIACCHIERONI (Pd): “Tutti dobbiamo interrogarci su questi anni. L’opposizione ha decapitato il proprio candidato presidente. Due gruppi sono quasi scomparsi. Nel 1960 e 1966, per iniziativa dei parlamentari umbri e non, venne approvata una mozione e poi un ordine del giorno sullo stato di arretratezza dell’Umbria. Nel giugno 1965, per richiamare l’attenzione delle forze politiche e sociale alla necessità di agganciarci alla fase di sviluppo che il Paese stava vivendo, ci fu uno sciopero generale delle campagne umbre. Il regionalismo ci ha permesso di attivare quei processi a cui faceva riferimento Brega. In questi anni, dentro la crisi, abbiamo cercato di fare la ‘Regione leggera’ a cui aveva mirato l’ex presidente Bruno Bracalente. Ci sono state riforme e razionalizzazioni, obbligate dalla crisi economica incombente. Abbiamo affrontato momenti terribili come il sisma. Rispetto alla sanità, vanno tenuti in considerazione sia l’indagine in corso che le valutazioni molto positivee del Ministro. L’Umbria dispone di strutture ospedaliere rinnovate come a Perugia, Pantalla, Branca grazie all’azione della Regione. Tutto questo ottimizzando risorse che si sono ridotte ogni anno. Serve ora una riflessione sui sistemi di controllo, sulla valorizzazione della meritocrazia, sull’approvvigionamento del personale. Andranno approfondite alcune questioni relative alla sostituzione di elementi di punta dei servizi sanitari. Se i fatti al centro delle indagini venissero confermati ci sarebbe una grave compromissione della fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Sul piano penale la responsabilità è personale, ferme restando le responsabilità politiche. I processi comunque li fanno i giudici ed occorre dunque separare queste responsabilità da quelle penali. Vanno ricordate le garanzie costituzionali e la presunzione di innocenza che vale per tutti. Dobbiamo affrontare questa difficile fase in maniera sempre di più concertata con le altre componenti consiliari. Dopo il voto favorevole che il gruppo del Pd auspico darà alla mozione per il ritiro delle dimissioni, la prospettiva è la fine anticipata della legislatura. Grazie alla presidente Marini per tutto ciò che è stato fatto per la nostra comunità e per l’Umbria”.
fonte: acs umbria
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