QUALCHE PENSIERO SULLA VICENDA BPB-CRO. C’E’ CHI HA FATTO IL PROPRIO DOVERE E CHI NO. COME MAI ? CHE COSA VUOL DIRE ?
6 Settembre 2017Orvieto – 5 settembre 2017 – Il sindaco di Bari Antonio Decaro dice che la BPB è un’istituzione della sua città, al pari di Fiera del Levante e Petruzzelli. Noi possiamo dire allora che CRO è un’istituzione della città di Orvieto al pari del Mancinelli e di Umbria Jazz Winter, pur fatte le debite proporzioni? Insomma, abbiamo o no non solo il diritto ma il dovere di operare perché la banca orvietana, pur dovendo essere inserita in un sistema più ampio e complesso, sia trattata come merita un’istituzione della città e mantenga perciò una sua autonomia come punto nevralgico delle potenzialità di sviluppo di un vasto territorio interregionale? Questa è la questione che si pone da tempo come questione primaria e che oggi assume natura di vera e propria scelta strategica di economia e di politica tra loro interconnesse. Il problema semmai è chi consapevolmente se ne può far carico.
Per questo l’annunciata fusione per incorporazione di CRO in BPB ha scatenato le preoccupazioni e le reazioni che sappiamo. Questione molto seria, che però il mondo politico ufficiale, purtroppo con in testa proprio il Comune, ha colpevolmente sottovalutato, anzi scansato. Ma oggi, come dirò tra poco, essa si pone con rinnovata forza e tutti sono di nuovo alla prova.
Chi ha posto per tempo e decisamente all’attenzione dell’opinione pubblica ciò che stava accadendo è Praesidium, l’associazione dei risparmiatori sottoscrittori di titoli BPB tramite CRO, che ha denunciato non solo i danni subiti dagli associati per la svalutazione degli stessi ma anche il modo in cui si è sviluppata l’iniziativa della loro collocazione sul mercato e la loro non convertibilità di fatto. Chi ha affiancato Praesidium nelle sue attività di denuncia e insieme di corretta informazione, sollecitando fin dal giugno 2016 le istituzioni pubbliche a prendere posizione a difesa dei risparmiatori e degli interessi generali dell’economia della città e dell’intero territorio, è stata CoM, Comunità in Movimento, la libera associazione di cittadini che si occupa delle carenze e delle potenzialità della nostra zona sviluppando riflessioni e proposte. E come potrebbe essere assente su una questione come questa?
Chi poi ha preso una posizione netta contro la fusione per incorporazione giungendo anche a sfiduciare i tre membri di sua nomina nel CdA della Cassa che si erano pronunciati favorevolmente è stata la Fondazione CRO, che con le decisioni del suo CdA ha oggettivamente messo un punto fermo importante nel dibattito sul destino della Cassa stessa ed ha di fatto messo in mora lo stesso Comune, che così prima o poi sarebbe stato costretto a schierarsi. Sarà ora necessario non deflettere da questa posizione.
Perché va rilevato che in tutta questa vicenda la cosa più strana, una cosa che rasenta quasi l’incredulità, è stata ed è di fatto l’assenza del mondo politico e soprattutto del Comune nei suoi diversi organi. Per un lungo periodo, infatti, si è fatto di tutto per non discutere il problema in Consiglio comunale dando addirittura l’impressione che ci fosse come un veto esterno, un qualcuno capace di condizionare l’autonomia delle forze politiche e perfino degli organi di governo della città.
Ad un certo punto però questa ostinata volontà di non discutere non poteva più trovare una qualsiasi giustificazione, tra l’altro alla luce del fatto che nel frattempo tutta la questione si era spostata in Consiglio regionale per iniziativa del capogruppo del PSI Silvano Rometti sostenuto da Praesidium e da CoM, che avevano lanciato la proposta di una mozione nel convegno molto ben riuscito organizzato congiuntamente dalla due associazioni lo scorso 22 giugno a Palazzo dei Sette. Così il Consiglio comunale finalmente è stato convocato, ma è stato condotto con la chiara volontà di non disturbare, cosicché non ha aggiunto nulla né in termini di conoscenza né di iniziativa. All’opposto il Consiglio regionale, che invece ha discusso il problema con convinzione ed efficacia in ben due tornate ed ha approvato all’unanimità lo scorso 2 agosto una mozione i cui contenuti sono di grande rilievo per diverse ragioni: oltre al sostegno alla posizione della Fondazione di forte contrarietà alla fusione, il deciso appoggio alle ragioni dei sottoscrittori di titoli BPB e l’inserimento della questione orvietana nel contesto nazionale delle crisi bancarie.
E oggi, che succede oggi? Succedono cose clamorose, ne parlano tutti i giornali dal sud al nord, quelli cartacei e quelli digitali, ma ad Orvieto sembra che nessuno, o quasi, se ne sia accorto, dai media al mondo politico e istituzionale. Ben tre procure indagano sul vertice della BPB sulla base di gravissime ipotesi di reato, dall’associazione per delinquere alla truffa, dagli ostacoli alle attività della Banca d’Italia alle false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consob.
Ovviamente le indagini faranno il loro corso e sarà la magistratura a giudicare. Ma la cosa, com’è chiaro, è molto seria ed è esplosa come caso nazionale. Emergono forti preoccupazioni per le possibili conseguenze, sia per Bari e la Puglia che per la altre regioni del Sud e non solo, e se ne occupano esponenti politici nazionali di diversi partiti e movimenti. Ad Orvieto invece pare non preoccuparsene nessuno.
E la cosa assume contorni di particolare delicatezza e gravità proprio sul piano locale orvietano perché poco tempo prima dell’esplosione mediatica delle inchieste baresi e poco dopo l’approvazione della mozione in Consiglio regionale, si è diffusa la notizia di pesanti lettere di diffida dei legali BPB inviate sia al consulente di Praesidium dott. Stefano Moretti per aver prospettato strumentalmente (sic!) in alcune dichiarazioni “scenari apocalittici e disastrosi” (questo l’addebito) sulla realtà della banca e al giornale online OrvietoSi per averle pubblicate. Non sappiamo con certezza se tali lettere siano arrivate anche ad altri, ma quel che è certo è che esse ci sono. E di sicuro non è un segreto che ci siano. Accuse strane di per sé (lo stesso professionista ha chiarito che si tratta di valutazioni evincibili dai dati ufficiali della banca) e ancor di più se si pensa che a distanza di poco tempo è poi esplosa la notizia della messa sotto inchiesta dei vertici BPB con le accuse di cui abbiamo già detto.
Ma allora, alla luce di tutto quanto è successo ieri e sta succedendo oggi, è normale che nessun organo di informazione e nessun esponente politico o istituzionale locale intervenga con posizioni chiare e nette, a difesa non solo dei beni ma anche della dignità professionale di cittadini che fanno solo il loro mestiere e però in ogni caso almeno degli interessi generali della città? Io non credo che tutto questo sia normale, perché se fosse così non varrebbe nemmeno la pena di scrivere queste righe.
fonte: Franco Raimondo Barbabella



